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4 ottobre: festa di tutti gli animali o solo di quelli "da compagnia"?

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

San Francesco D'Assisi4 ottobre: per molti è la festa degli animali "da compagnia", o perlomeno così è stata definita su alcuni notiziari.

Per me è la festa di tutto il creato, visto che tale giornata è ispirata a San Francesco D'Assisi. A proposito, il disegno qui a destra è un possibile ritratto da San Francesco, l'ho visto sui molti siti web, ma non ne conosco l'autore.

Suggerisco di riascoltare il Cantico delle Creature di San Francesco, ne ho riportato trascrizione e audio in calce all'articolo: "L'unica strada per una soluzione fondamentale dei problemi di quest'epoca". Buon ascolto!

Inoltre, se proprio vogliamo festeggiare gli animali, allora teniamo bene a mente il film Dominion,  che ho qui riportato integralmente, e facciamo la scelta giusta, cioè vegan.

Ah, quasi dimenticavo: stamani in televisione qualcuno s'è interrogato sulle scelte alimentari di Gesù. Beh, se proprio vogliamo citare Gesù, allora ne ricordo le parole, tratte dal Vangelo Esseno della Pace: «Non cercate la legge nelle vostre scritture, perché la legge è vita mentre la scrittura è cosa morta. […] Dio non scrisse le sue leggi sulle pagine dei libri ma nel nostro cuore e nel nostro spirito». E il nostro cuore, riguardo a tutte le creature di questo mondo, cosa ci dice? Per chi è interessato ad approfondire, tanto più che si tratta di un testo in perfetta armonia con una giornata da dedicare a tutto il creato, segnalo la mia analisi ermeneutica del Vangelo Esseno della Pace.

Grazie,
4 ottobre 2019,
Francesco Galgani

Big Brother Awards 2018: la peggior minaccia nazionale sono le leggi approvate dal Parlamento Italiano???

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

Avvertenza:

Secondo la mia opinione, le leggi approvate dal Parlamento possono essere una minaccia per la sicurezza nazionale a causa degli atti incostituzionali e contrari alla giustizia sociale e alla dignità umana che dal Parlamento vengono legalizzati (a causa di spinte che provengo da poteri esterni allo Stato), tra cui, nello specifico, la legge citata nell’articolo sotto riportato. Molte leggi approvate dal Parlamento sono contrarie alle Leggi costituzionali. A causa di questa deriva antidemocratica, il comportamento di chi siede in Parlamento può essere una minaccia per la sicurezza nazionale, fermo restando che il Parlamento, in quanto istituzione, avrebbe ben altro ruolo.

Mi spiego meglio: il Parlamento dovrebbe proteggere la Nazione e non arrecarle danno, come invece solitamente accade. E ciò accade perché coloro che siedono in Parlamento spesso non hanno come massima priorità quella del bene comune. Ciò che i parlamentari sovente fanno, almeno secondo la mia opinione, è vilipendio alla Costituzione, quantomeno dal punto di vista morale (visto che da quello legale io non posso pronunciarmi). Se la Costituzione fosse applicata, allora il Parlamento sarebbe come un padre e una madre che proteggono i loro figli, ma raramente questo accade. Suggerisco, a tal proposito, una visione del video "Tradita la Costituzione Italiana", di Giulio Ripa (link al suo archivio).

Spero che questa mia considerazione rientri nella libertà di opinione e di espressione del pensiero, perché se così non fosse allora ciò confermerebbe che coloro che si trovano a prender decisioni per le massime istituzioni dello Stato Italiano sono la peggior minaccia per lo Stato stesso.

Concludo questa premessa su cosa intendo per "deriva antidemocratica": uno degli aspetti della democrazia è quello di ascoltare tutti con calma e pacatezza prima di prender decisioni, cercando di raggiungere un livello di intelligenza e di comprensione dei problemi che superi quello della singola persona. I padri costituenti hanno fatto questo, ascoltandosi l'uno l'altro e arrivando a capire cosa fosse nell'interesse comune, a prescindere dagli orientamenti politici di parte. Quindi la democrazia costituzionale è inclusiva, perché comprende tutti, e non ha paura del popolo, ma è al servizio del popolo. C'è democrazia quando anche l'ultima della casalinghe, l'ultimo degli operai, l'ultimo dei disoccupati potrà essere ascoltato ed essere preso in considerazione nel momento in cui un rappresentante dello Stato dovrà prendere una decisione.

La democrazia è qualcosa che facciamo insieme, giorno per giorno, o che distruggiamo insieme, giorno per giorno, perché il problema non è solo cosa accade in Parlamento, ma anche cosa accade nella vita quotidiana di ciascuno di noi quando ci relazioniamo con altre persone.


sito di riferimento: http://www.bigbrotherawards.org/

Il Big Brother Awards, detto semplicemente BBA, è un premio «in negativo» che da anni viene assegnato in tutto il mondo a chi più ha danneggiato la privacy.
Purtroppo la maggioranza dei cybernauti è ormai convinta che parlare di libertà e diritti civili in Rete sia inutile perché il tecnocontrollo sociale è una realtà così largamente accettata che è quasi inutile opporvisi.
Il BBA si propone proprio di riportare l’attenzione del popolo del web, su coloro che attivamente o passivamente contribuiscono a questa situazione, abbastanza allarmante.
Qui sotto ecco i vincitori dei BBA Italia del 2018.

Vincitori dei Big Brother Awards Italia 2018

RISCHIO TECNOLOGICO
Assegnato alla nuova tecnologia più rischiosa per i cittadini digitali.
Il premio 2018 viene assegnato congiuntamente a:

  • Amazon AWS IoT Services
  • Google Cloud IoT
  • Particle Industries, Inc.

Queste tre aziende sono attualmente i leader tecnologici e di mercato per la fornitura di servizi cloud per l’IoT (acronimo che significa «Internet delle cose»).
Si tratta di servizi di sviluppo e gestione offerti a coloro che intendono realizzare oggetti IoT, atti a velocizzare il processo di sviluppo di un prodotto, ma contemporaneamente veicolano tutti gli enormi flussi di dati che gli oggetti IoT generano attraverso la piattaforma del fornitore di servizi.

Ciò permette di analizzare con tecniche di Big Data Analysis e Deep Learning i flussi di dati e di creare profili normali/psicografici dei possessori di uno o più oggetti IoT. Mentre questo potere può essere in parte ceduto, vendendolo a chi ha realizzato gli oggetti, l’enorme potere di analizzare l’interezza dei dati di tutti gli oggetti IoT in qualunque modo possibile viene detenuto dal fornitore di servizi.

L’analisi di questi flussi di dati conferisce un potere di profilazione e tecnocontrollo maggiore di quello oggetto dell’affaire Facebook/Cambridge Analitica. Un potere enorme, che può essere limitato, anzi autolimitato, solo dalle condizioni di servizio decise unilateralmente dai fornitori di servizi stessi; tuttavia, tutti questi fornitori non pubblicizzano molti particolari su questo aspetto.
Considerando che qualsiasi limitazione che il fornitore si imponesse autonomamente comporterebbe la perdita di un affare estremamente redditizio, ci si può domandare se delle autolimitazioni verranno poste in essere in futuro.
Per questi motivi i vincitori, quali rappresentanti più significativi di tutta l’industria dell’IoT, vincono meritatamente il Big Brother Award di Rischio Tecnologico.

MINACCIA NAZIONALE
Assegnato per la più grave decisione pubblica o manipolazione dell’informazione fatta da un ente pubblico o da un suo rappresentante.

  • Parlamento della Repubblica Italiana

 (firmatari legge Walter Verini, Mara Mucci, Giuseppe Berretta)

La quantità di dati generati da ogni persona nella società dell’informazione è enorme e la conservazione dei dati per finalità di giustizia richiede un delicatissimo bilanciamo fra “sicurezza e privacy”.
Questo bilanciamento è saltato completamente quando in Italia è stata approvata una normativa che estende in modo indiscriminato la conservazione di dati di traffico telematico e telefonico alla durata di 6 anni. Legge incompatibile con l’ordinamento comunitario, che porterà a certe procedure da parte della UE (Rif. Sentenza Tele2). Legge duramente criticata dal Garante della Privacy Italiano, da tutti gli attori della società civili nonché da autorevolissimi giuristi. Legge introdotta con l’inganno, come confermato da numerosi parlamentari, come sub-emendamento di un articolo di recepimento di direttiva europea sulla sicurezza degli ascensori all’interno di un pacchetto legislativo di recepimento di variegate direttive europee (“Legge Europea 2017”). Legge che oggi pone l’Italia unica in Europa in una condizione di sorveglianza massiva, soprattutto guardando alle modalità di raccolta di dati di traffico telematico effettuati da parte degli operatori mobili con metodiche di CGNAT, ovvero quelle metodiche che portano alla registrazione di tutti i siti visitati dai propri utenti.

Un cittadino italiano nel 2023 non ricorderà sicuramente quale sito avesse visitato l’8 giugno 2018 alle ore 18.15. Ma lo stato italiano si.
Tenendo conto di tale grave, ampia e indiscriminata condizione di lesione dei diritti civili dell’intera popolazione residente nello stato Italiano, si conferisce il premio Minaccia Nazionale al Parlamento della Repubblica ed in particolare ai firmatari della legge in oggetto, Walter Verini, Mara Mucci e Giuseppe Berretta.

MINACCIA DA UNA VITA
Assegnato a chi ha meritato per più anni consecutivi uno dei premi precedenti:

  • Facebook

In un mondo in veloce cambiamento poche aziende avrebbero potuto rimanere sulla cresta dell’onda per anni e anni riuscendo a sviare, rimandare, procrastinare sempre l’adozione di misure minime di rispetto dei propri utenti e della loro privacy.
Facebook ci è riuscita e merita un premio speciale alla carriera per essere restata sempre fedele alla propria intima natura di violatore, molestatore, minacciatore dell’identità digitale dei cittadini nascondendo dietro un contratto di servizio e delle fantomatiche regole sociali della comunità la violazione dei più basilari diritti all’identità e dignità dei cittadini.

Gli scandali recenti hanno però portato il fondatore a mostrare con disarmante candore la vera faccia di Facebook in un’audizione pubblica al Congresso degli Stati Uniti (da notare che in Europa l’equivalente audizione è stata tenuta a porte chiuse, perché noi europei non abbiamo diritto alla conoscenza, potrebbe farci male) la reale natura del network: non essere sociale ma… «Senator, we run ads». Fanno pubblicità, tutto qui, e senza neppure lo sforzo di investire nella realizzazione di un contenuto accattivante ma semplicemente proponendo in modo selettivo ad ogni proprio utente ciò che solletica di più le sue risposte meno mediate, e lo tiene attaccato praticamente un grande distributore di odio di scala planetaria.

Cari utenti di Facebook, voi non siete il loro prodotto: è la parte peggiore di voi, l’odio, l’invidia, il disprezzo, il risentimento, l’intolleranza, che gli algoritmi di Facebook selezioneranno accuratamente per mostrarli a chi più verrà offeso da questo. Lo chiamano engagement: è l’apoteosi della brutalità e dell’inciviltà.

Fine. Questo era l'essenziale. L'articolo originale è qui: https://bba.winstonsmith.org/

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
4 ottobre 2019

Nel tempo del tradimento

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

Nel tempo del tradimento

Nel tempo del tradimento universale,
ignoriamo l’Anima,
deridiamo noi stessi,

ingannandoci di app,
amplificatori d’un Ego
burlone e cialtrone.

Ci feriamo di continuo,
senza dare un senso
al nostro stare qui.

Bisogno d’Amore,
ovunque,
sempre,

coperto d’immondizia,
superflua,
inutile.

Lo scopo,
il sentimento,
dov’è?

Spegniamo le app
e accendiamo il Cuore,
grazie!

(Francesco Galgani, 3 ottobre 2019, www.galgani.it)

Codice Mistico

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

Codice Mistico

Una riga per te,
una per me,
un po’ Java di qua,
CSS di là,

classi per guadagnare,
interfacce d’amare,
metodi da capire,
crash da patire.

Dura la vita
del coder fustigato,
soldato senz’armi
al fronte inviato,

per far miracoli
che di codice creava,
come chi a Lazzaro
d’alzarsi ordinava.

La favola continua,
tra codice creato,
vissuto,
santificato.

Amen

(Francesco Galgani, 1 ottobre 2019, www.galgani.it)

[Censura] I social (Facebook, Twitter, Instagram, Youtube) violano i diritti umani e la Costituzione Italiana

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

Le persone di solito si sentono libere di esprimersi sui social network, considerandoli uno spazio comune. Il problema è che, dal punto di vista sia giuridico sia sostanziale, questi grandi mezzi di comunicazioni sono tutto fuorché pubblici, liberi e men che mai democratici: eludono le nostre leggi e ogni spazio di libertà e di rispetto dei diritti umani. Per l’appunto, è notizia di questi giorni che Facebook istituirà una sorta di Corte Suprema interna per decidere in maniera inappellabile (senza processi, senza tribunali, senza avvocati difensori) sulle questioni relative alla libertà di espressione. Stesso discorso per tutti gli altri attori del potere mondiale tecnocratico, ad es. Google, che può decidere in maniera unilaterale e senza bisogno di giustificarsi cosa può stare sulle sue piattaforme e cosa no.

In questi ultimi giorni Facebook ha chiuso (sul suo omonimo social e su Instagram) le pagine di Casapound e dei relativi associati, di Forza Nuova e dei relativi associati, di Diego Fusaro e del suo nuovo partito Vox Italia, e di un museo curato da Vittorio Sgarbi. Da notare che le motivazioni addotte sono irrilevanti (e nei casi specifici pure sbagliate): il problema di fondo è che i social, come nei casi citati, si stanno sostituendo allo stato di diritto e alla nostra Costituzione, il cui art. 21 comanda: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». L'articolo costituzionale, dove fa riferimento a divieti e sequestri, si riferisce sempre all'autorità giudiziaria e alle leggi dello Stato: i social, invece, si comportano impunemente come se essi stessi fossero l'autorità giudiziaria, la polizia, e lo stato.

Il fascismo, con Mussolini, si era impadronito dello stato italiano, governando con una dittatura che non lasciava nessuna possibilità di opposizione. Facebook, una multinazionale privata che possiede non solo l’omonimo social, ma anche Instagram e Whatsapp, invece si è impadronita dell'anima di miliardi di persone, governando con la seduzione della tecnologia che non lascia alcuna possibilità di opposizione (seduzione che fa innanzitutto leva sul narcisismo e, in generale, sulle forze distruttive dell'ego umano). E quel che è peggio è che oggi le persone sarebbero disposte a morire pur di difendere l’esistenza e l’uso delle tecnologie a cui sono abituate, mentre è assai più difficile che muovano un dito per difendere i propri diritti umani e la nostra Costituzione Italiana.

In tutte le pagine del mio blog compare il pulsante "You won't find me on Facebook"You won't find me on Facebook, che rimanda all'articolo "Riflessioni su Facebook", in cui, tra le altre cose, ho scritto che «[...] I social network sono molte cose e sovente spingono le persone a chiudersi in un mondo sempre più ristretto, gestito da algoritmi su cui non hanno alcun controllo. I social network sono un esempio di psicologia applicata alle masse, una dimostrazione di come sia possibile ingannare milioni di persone, facendole sentire libere dopo aver messo loro guinzaglio e paraocchi. Sono una sorta di droga, tossica come la cocaina e l'eroina e con danni ad esse equiparabili. I più danneggiati sono i giovani, che sono la speranza e il futuro di questo mondo. [...] Nel frattempo, l'intento di Facebook per allargare il proprio dominio, il proprio controllo e il proprio business è chiaro: rendere il web sempre più simile a Facebook, perché tutta la connettività delle persone "deve" (?!) iniziare con Facebook e finire con Facebook. I numeri dimostrano che in effetti questo è ciò che la massa degli internauti desidera [...] Molti si sentirebbero persi senza Facebook, come se un proprio pezzo di vita venisse meno. [...]». 

Cinque anni fa scrissi l'articolo "Facebook NON è democrazia: l'auto-censura e la censura vera e propria", a cui rimando perché nel momento in cui scrivo (settembre 2019) è ancora attuale e, in prospettiva futura, continuerà ad esserlo (con l'aggravante che gli spazi per esprimersi liberamente si stanno riducendo sempre di più).

Ma andiamo ancora più indietro nel tempo. Torniamo a quello che Guido Scorza scrisse ben nove anni fa, nel settembre 2010, in un articolo dal titolo "Facebook e l'illusione della libertà": «Il gigante di Zuckerberg nelle condizioni generali relative all’utilizzo delle sue pagine , al punto 1, racconta che le pagine sono uno strumento per promuovere organizzazioni e campagne anche politiche ma, poi, al punto 4, aggiunge “Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni su una Pagina, noi non siamo obbligati a distribuire tali contenuti o informazioni agli altri utenti”.
“Noi non siamo obbligati”. Non c’è criterio, non c’è regola, non c’è un elenco di divieti, non c’è nulla di nulla che limiti la discrezionalità del “padrone di casa” – e non già, semplicemente, del portiere della piazza virtuale – di decidere quali organizzazioni – anche politiche – hanno diritto di cittadinanza e parola nella comunità globale che amministra e quali campagne, poco importa se ideologiche, sociali o politiche, possano esservi combattute e quali no, né sino a quando ciò sia possibile»
.

Ad ogni modo, sembra che la lezione non sia mai stata imparata: chi usa Facebook (e gli altri social) ne accetta le condizioni, per poi lamentarsene solo nel caso in cui scopra di esserne coinvolto direttamente, ad es. con la chiusura del proprio account o con la cosiddetta "censura morbida", che sostanzialmente significa che il proprio account rimane attivo ma gli altri utilizzatori di Facebook non vedranno i propri post (un esempio di censura morbida è raccontato nel video riportato in calce, oltre ad altri casi di censura vera e propria).

Nel titolo dell'articolo ho citato i social più noti e popolari almeno in occidente (Facebook, Twitter, Instagram, Youtube), per sottolineare che il problema è lo stesso per tutti quanti. A ciò va aggiunto che, nel corso degli anni, ogni tanto compaiono notizie di chi ha perso il proprio lavoro (dai commessi nei negozi fino ai docenti universitari) per aver scritto qualcosa su qualcuno di questi social (in Italia). Nel resto del mondo, invece, un commento online può costare anche il carcere, la tortura o altre barbarie (frustrate, decapitazioni, ergastoli, ecc., anche a persone giovanissime). Il video riportato in calce racconta anche il caso di un docente italiano che ha perso il lavoro per un tweet.

Come aveva scritto Fabio Chiusi, quasi quattro anni fa, nell'articolo "Censura, sorveglianza, violazione dei diritti: web sempre meno libero, anche nei paesi democratici": «[...] La nuova (ma non nuovissima, a dire il vero) tendenza individuata da Freedom House come caratteristica degli ultimi dodici mesi si applica anche ai paesi democratici: quando non censurano direttamente, è sufficiente per i governi obbligare i soggetti privati che mediano le nostre comunicazioni - i fornitori di servizi e contenuti - a farlo al posto loro. [...]».

Oggi ci sono molti movimenti rivoluzionari. Secondo la mia opinione, la prima azione rivoluzionaria sarebbe quella di esistere al di fuori dei social, perché se è vero che ciò che conta è il messaggio, altrettanto importante è il mezzo usato per portare tale messaggio.

I social intrappolano le persone in una gabbia per matti, controllati dall'arroganza di algoritmi che sono così "intelligenti" da passare come un carro armato sulla testa delle persone. Questo è solo l'antipasto di una società che delega la propria intelligenza alle macchine, senza nemmeno essere sfiorata dal dubbio che l'intelligenza artificiale non avrà mai una sua "umanità", ma è solo il risultato di un calcolo che fa un algoritmo senz'anima. A proposito, qualcuno ricorda la mia poesia "Profezia"? Si trova anche all'interno della Religione dell'Ultima Lotta.

Eppure la soluzione esiste: uscire dai social, perché oltre ad essere inutili e dannosi per il benessere individuale e sociale, calpestano sistematicamente i nostri diritti umani. I social, infatti, favoriscono il deterioramento della qualità della vita e dei rapporti umani, in primis perché il nutrimento affettivo di cui l’essere umano ha un innegabile e a volte disperato bisogno non può in alcun modo essere mediato dalla tecnologia (cfr. "La tecnologia “ruba” energia, tempo, possibilità alle relazioni umane", par. 3.4 della mia tesi di laurea "Solitudine e Contesti Virtuali").

Prima o poi ci renderemo conto, come specie vivente, che i social non sono la nostra casa comune? Casomai lo è il pianeta Terra, quello fisico intendo, non quello in stile Second Life. Qualcuno si ricorda il "Decalogo Slow-Internet" di Giulio Ripa? Magari è il momento di rileggerlo. A proposito, questo è il link al suo archivio.

Il video seguente, di Claudio Messora, è tratto dal servizio di ByoBlu "L'era della grande censura virtuale":

DOWNLOAD MP4

Quest'altro video, che completa sia questo mio articolo sia il precedente video, con un quadro storico dell'evoluzione di Internet dal punto di vista del potere politico, finanziario e militare è anch'esso tratto da ByoBlu, dal servizio "CONTROLLATI SOCIALI: dentro alla "Global Communication". Glauco Benigni":

DOWNLOAD MP4

Francesco Galgani,
26 settembre 2019

Affrontare la propria ombra, stare nell'anima

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2019

Sito di riferimento: https://alephumanistica.it/universita-aleph/

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=lsYJrYs1nlg

DOWNLOAD MP4

Ultima luce

Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2019

Ultima luce

La mia luce si sta spegnendo,
è tempo di salutare,
l’ultimo viaggio mi lascia
poco tempo per ringraziare...

per ogni gesto d’Amore,
per ogni lacrima sincera,
per ogni gioia bambina
fiorita di vita vera.

Ma qui non finirà,
ancora ci rivedremo
nella prima stella della sera
che protegge il mondo intero.

Piango di commozione
ché troppo son belli
questi nostri figli amati,
che di magia son creati!

Vi Amo!
Grazie!

(Francesco Galgani, 14 settembre 2019, www.galgani.it)

La morte del prossimo grazie a Internet (intervista a Luigi Zoja)

Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2019

Solitudine, Internet, Social Network, SmartphoneLa televisione, i computer e i social network ci stanno uccidendo.

«I social network sono passati dall'essere concepiti come una sorta di facilitatori relazionali – in particolare per quelle persone che hanno più difficoltà a entrare in contatto con gli altri nella vita reale – al rappresentare uno dei principali ostacoli alla relazione» (come ha scritto Antonio Salvati, nell'articolo "Social e solitudine: una correlazione?").

Notizie recenti eclatanti riguardano il suicidio di una ragazza motivato dal fatto di non aver ricevuto nessun like ad una sua foto (fonte: "Posta foto senza ricevere like, ragazza si uccide"), sia il suicidio di un'altra ragazza motivato dal fatto che ad un suo sondaggio su Instagram, in cui lei chiedeva se si dovesse togliere la vita o no, la maggioranza dei votanti ha risposto sì (fonte: "«Devo morire?». Sedicenne lancia sondaggio su Instagram, vince il sì e lei si uccide").

Qualcuno ricorda il video "La società dei like" di Mauro Scardovelli? L'ho riportato nell'articolo "Facebook è patologia degli affetti, patologia delle emozioni, patologia delle relazioni... e quindi patologia del pensiero".

Dal mio punto di vista, televisione e social network sono sia la grande rappresentazione di una malattia mentale grave e generalizzata, sia causa essi stessi di malattia personale e sociale in coloro che da questi mezzi si lasciano risucchiare. Da entrambi questi medium ne deriva sia una deformazione patologica e deviante della percezione della realtà, sia una sorta di drogaggio collettivo comunemente accettato come “normale”. Se oggi una persona si coltiva nel giardino di casa una pianta di marijuana viene additata e messa alla gogna pubblica, se invece passa ore davanti alla televisione o attaccata ai social del telefonino (l’effetto drogante è simile, anzi peggio) nessuno dice niente. Non sto parlando in senso eufemistico, ma tremendamente concreto: a dimostrazione delle gravi implicazioni sia psicologiche che neurologiche, uno studio ha dimostrato che la “dipendenza da Internet” (che oggi è la “normalità”, proviamo a vedere quante persone sono disposte a star fuori da Whatsapp, Facebook, Instagram, Twitter e app analoghe) provoca modificazioni cerebrali simili a quelle che si ottengono in caso di alcolismo o dipendenza da droghe quali eroina, cocaina, marijuana, metanfetamina e ketamina (fonti: "Internet addiction changes brain similar to cocaine: Study" e "Abnormal White Matter Integrity in Adolescents with Internet Addiction Disorder: A Tract-Based Spatial Statistics Study").

La violenza in contesti virtuali (nient’altro che parole e/o immagini sullo schermo) può avere effetti tragici, fino a spingere al suicidio reale, come nel caso del cyberbullismo, che spaventa i ragazzi più della droga e delle molestie perché è percepito al pari di aggressioni reali (secondo l'Ordine degli Psicologi del Piemonte, fonte: "Il cyber-bullismo spaventa i ragazzi, allarme degli psicologi: in Rete troppe aggressioni").

Su questi temi, rimando alla mia tesi di laurea “Solitudine e Contesti Virtuali”, che tratta estesamente queste problematiche, con tutti gli opportuni riferimenti scientifici.

Qualcuno ricorda cosa disse Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook, in una famosa intervista pubblica in cui invitò calorosamente tutti a non usare più Facebook, definendolo una merda? «[...] Letteralmente siamo arrivati ad un punto, oggi, dove credo che abbiamo creato strumenti che stanno disintegrando il tessuto sociale su cui è basata la Società. E io vorrei incoraggiare voi tutti, quali futuri leader del mondo, a prendere veramente coscienza di quanto questo sia importante. Se tu nutri la bestia, quella bestia ti distruggerà! Se invece la respingi, abbiamo la possibilità di controllarla e rimetterla al suo posto. [...]» (trascrizione integrale dell'intervista nell'articolo "Posso controllare le mie decisioni (cioè non usare quella merda di Facebook) - Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente di Facebook").

Anche Linus Torvalds, uomo assai noto perlomeno tra coloro che amano Linux, è stato molto diretto, ne ho riportato un'intervista nell'articolo: "Linus Torvalds: i social media sono il regno della mediocrità, spazzatura che non aiuta".

Si è molto più soli nell'era social. Ma la felicità è nella relazione. Anzi, la vita è nella relazione. A proposito: «Complessivamente la condizione prevalente è la solitudine: una realtà sociale rivelatrice dell’assenza di comunità, come avviene per gli anziani, una porzione così importante della nostra società. L’allungamento della vita realizza un sogno antico dell’umanità: frutto del miglioramento delle condizioni di vita. Il dramma è però la solitudine degli anziani, perché non solo – con gli anni - si rarefà il tessuto sociale e familiare, ma perché, per continuare a vivere nel proprio ambiente o casa propria, si ha necessità vitale di prossimo. E’ difficile, impossibile, vivere soli da vecchi: dice il proverbio “anche la regina ha bisogno della vicina”. Insisto sulla condizione di vita degli anziani perché, per me, si tratta un elemento rivelatore della qualità di una società o di una civiltà. Mostra un processo contraddittorio: la conquista della longevità è un sogno realizzato, ma anche una fragilità.» (Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, citato in: "Social e solitudine: una correlazione?")

Qui di seguito lascio la parola a Luigi Zoja, psicoanalista jungiano (biografia) e autore del libro “La morte del prossimo”, che inizia così: «Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota. Perché non abbiamo più nessuno da amare».

Buon ascolto dell'intervista,
buone riflessioni,
Francesco Galgani,
13 settembre 2019  

DOWNLOAD MP4

Carta Revolut - 15 € per te (dal 12 set 2019 al 1 ott 2019)

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2019

15 € RevolutCare amiche e cari amici lettori,

In breve
Non è uno scherzo, non è una fregatura, questa è una operazione di marketing a costo zero in cui tutti abbiamo da guadagnare qualcosa: tu che stai leggendo puoi prenderti 15 euro gratuitamente, senza vincoli, senza spese nascoste, senza commissioni, facendo quanto sotto illustrato; al contempo, anche io otterrò 15 euro.

Chi è che paga?
I 30 euro complessivi (15 euro a te e 15 euro a me) sono a carico della Banca Revolut, che ti darà i 15 euro a condizione che tu non abbia già un account Revolut e che tu risieda in Italia (se abiti fuori dall'Italia, la cifra regalatati può variare).

Cosa dovrei fare?
Con il tuo smartphone (Android o iPhone) apri il link https://revolut.com/referral/franceyz8!G10D21
dopo di ché ti comparirà il messaggio: «FRANCESCO ti ha dato un €15 dono».
Poi prosegui l'iscrizione facendo quanto richiesto: dovrai fornire tutti i tuoi dati (numero di cellulare, email e un documento di identità da fotografare) per registrarti gratuitamente all'app di Revolut. Di fatto stai aprendo un conto bancario gratuito (senza canone, senza bolli o altre spese nascoste).
Per ottenere i 15 euro, dovrai fare una ricarica su tale conto (minimo 10 euro, senza commissioni), ordinare una carta fisica Revolut gratuita (non pagherai nulla, nemmeno le spese di spedizione), e infine fare il tuo primo acquisto con tale carta.

Nota bene: non ci sono commissioni né per ricaricare né per inviare soldi, quindi una volta ricaricata la carta puoi anche fare un bonifico a te stesso per riprenderti i tuoi soldi (tutti i bonifici, anche su un conto estero, sono senza commissioni), oppure puoi prelevarli ad un qualsiasi bancomat (tutte le operazioni bancomat, presso qualsiasi banca del mondo, sono senza commissioni, fino ad un massimo di 200 euro al mese per chi ha il conto gratuito).

Puoi ricaricare la carta anche usando la tua carta di credito.

Ho già un conto in banca o alla posta, che ci guadagno ad usare Revolut, a parte i 15 euro?

  • Costo zero per tutte le operazioni (bonifici italiani ed esteri, ricariche, pagamenti, uso bancomat), fino ai massimali indicati nella pagina delle tariffe.
  • Bonifici molto veloci (in base alla mia esperienza, spesso arrivano in poche ore).
  • Cambio vantaggioso dalla valuta del tuo conto (ad es. euro) a qualsiasi altra valuta (ad es. dollaro, sterlina o altro): pagare in valute estere comporta una spesa significativamente minore rispetto al cambio applicato da Paypal o da altre banche (almeno secondo la mia esperienza).
  • Possibilità di richiedere soldi a chiunque e di ottenere così un'immediata ricarica fornendo semplicemente un link.
  • Conto corrente vero e proprio con IBAN e SWIFT senza canone né bolli né altre sorprese.
  • Massima trasparenza e facilità di uso dell'app Revolut.
  • Maggiore sicurezza: puoi disabilitare il contact-less della carta, la banda magnetica della carta, i pagamenti online o ogni altri tipo di servizio collegato alla carta.
  • Assistenza online tutto l'anno a qualsiasi orario, tramite la chat integrata nell'app (solo in inglese).
  • Eccetera: prova ed esplora l'app Revolut per vedere altre caratteristiche interessanti.

E' una carta di credito?
No, è una carta ricaricabile con conto corrente e app associati.

Posso usare il computer o devo per forza usare l'app?
L'home banking di Revolut è esclusivamente tramite app.

E se ci sono problemi, tipo addebiti non corretti o pagamenti rifiutati?
Per quella che è la mia esperienza, il servizio è serio e l'assistenza tecnica tempestiva nel risolvere i problemi.

Ok, ma comunque non mi interessa
Io pago per tenere in funzione il mio blog e gli altri miei siti, non ho mai inserito banner pubblicitari e ho pubblicato articoli su svariati temi che molti di voi hanno apprezzato. Questo può essere un modo con cui puoi darmi un contributo una-tantum per coprire le spese del blog, a te non costa nulla, a parte un po' di tempo.

Disclaimer
Per ogni altra info, rimando al sito di Revolut. Le informazioni che qui ho riportato non dovrebbero contenere errori e sono riferite al momento in cui scrivo, ad ogni modo l'unico riferimento ufficiale sono le informazioni indicate sul sito di Revolut e dentro l'app stessa.

Grazie,
Francesco Galgani,
12 settembre 2019

I vegani devono preoccuparsi per la colina (vitamina J)? Proprio no.

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2019

Fonte: newsletter della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) del 4 settembre 2019

Un articolo pubblicato il 30 agosto sul British Medical Journal a firma Emma Derbyshire [1] sostiene che la colina vada assunta dai cibi di origine animale. Prima di spiegare perché questo non è assolutamente vero, due precisazioni sull'articolo:

  1. non si tratta di uno studio, ma solo di una lettera inviata al BMJ da una ricercatrice;
  2. l'autrice è legata all'industria della carne del Regno Unito (come specificato in calce all'articolo stesso): fa parte del Meat Advisory Panel, un comitato consultivo finanziato dall'industria della carne.

Detto questo, nessuna preoccupazione per i vegani: non solo una dieta 100% vegetale contiene colina a sufficienza, ma sono proprio i vegetali la fonte di colina più salutare. La colina è un nutriente essenziale (il che significa che va assunto attraverso l’alimentazione) coinvolto nel mantenimento della memoria, nel tono dell’umore, nella funzionalità muscolare e molto altro.

Una certa quota di colina siamo in grado di sintetizzarla nel fegato, mentre il resto andrà assunto dal cibo. Affidarsi però a uova, pesce, carne e altri prodotti animali per colmare il proprio fabbisogno di colina non è di certo la scelta più salutare.

Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, la colina assunta da alimenti di origine animale viene convertita in TMAO, un potente fattore di rischio per infarti e ictus. Quando la colina viene assunta attraverso i vegetali (dalle persone vegetariane o vegane), la conversione in TMAO non avviene. [2]

Un altro studio pubblicato sulla rivista Circulation ha collegato la colina a un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiache. Coloro che seguivano una dieta vegana o latto-ovo-vegetariana, però, erano protetti dagli effetti dannosi della colina. [3]

Ben lungi dal dover assumere colina attraverso prodotti di origine animale, è sempre preferibile ricavarla da frutta, verdura, cereali, frutta secca e legumi, che ne sono ricchissimi. Ad esempio, la soia contiene più colina di manzo e pollo; le patate e la maggior parte dei legumi ne hanno più dei prodotti lattiero-caseari e del tonno. [4]

E le ragioni per scegliere cibi vegetali non si fermano certo al loro contenuto di colina: oltre la metà delle calorie nei derivati animali proviene da grassi, per la maggior parte grassi saturi, il che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, nonché di demenze.

I vegetali, invece, proteggono la salute di cuore e cervello. Uno studio ha scoperto che gli anziani che consumavano più di 2,8 porzioni di verdura al giorno avevano tassi di declino mentale significativamente inferiori rispetto a quelli che ne mangiavano di meno. [5] Il consumo di verdure a foglia verde, in particolare, era maggiormente associato a un ridotto tasso di declino mentale.

Recenti studi hanno inoltre dimostrato che, in un gruppo di bambini presi in esame, quelli che seguivano diete sane ricche in fibra avevano un QI più elevato rispetto a quelli che seguivano una dieta meno sana e più ricca di grassi (sono anche stati riportati minori tassi di ansia e depressione). [6,7]

L'industria della carne non sa davvero più cosa inventare per far consumare i prodotti della zootecnia. Ma va sempre ricordato che sono invece sempre i vegetali la fonte più sana di qualsiasi nutriente.

Riferimenti

1. Derbyshire E. Could we be overlooking a potential choline crisis in the United Kingdom? BMJ Nutrition, Prevention & Health 2019;bmjnph-2019-000037. doi: 10.1136/bmjnph-2019-000037

2. Tang WH, Wang Z, Levison BS, Koeth RA, Britt EB, Fu X, Wu Y, Hazen SL. Intestinal microbial metabolism of phosphatidylcholine and cardiovascular risk. N Engl J Med. 2013 Apr 25;368(17):1575-84.

3. Zhu W, Wang Z, Tang WHW, Hazen SL. Gut Microbe-Generated Trimethylamine N-Oxide From Dietary Choline Is Prothrombotic in Subjects. Circulation. 2017 Apr 25;135(17):1671-1673.

4. https://ods.od.nih.gov/factsheets/Choline-HealthProfessional/

5. Morris MC, Evans DA, Tangney CC, Bienias JL, Wilson RS. Associations of vegetable and fruit consumption with age-related cognitive change. Neurology. 2006;67:1370-1376.

6. Northstone K, Joinson C, Emmett P, Ness A, Paus T. Are dietary patterns in childhood associated with IQ at 8 years of age? A population-based cohort study. J Epidemiol Community Health. 2012 Jul;66(7):624-8.

7. Weng TT, Hao JH, Qian QW, Cao H, Fu JL, Sun Y, Huang L, Tao FB. Is there any relationship between dietary patterns and depression and anxiety in Chinese adolescents? Public Health Nutr. 2012 Apr;15(4):673-82.

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