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Sono un pazzo

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2014

Nei manicomi c'era gente pazza
gente rinchiusa che farneticava,
scriveva versi,
d'amor sempre parlava
mentre la guerra nel mondo divampava.
Di pazzi ce ne sono ancora tanti,
tutti ammalati di biro o di matita,
poi vi sono quelli con il cellulare
o con un tablet in mano ad armeggiare.
Ma i folli che più sono da scartare
son quelli che ancor hanno sentimento
sono dei matti fuori dal normale
che anche gli altri fanno stare male.
In passato c'è stato Baudelaire,
e tanti come lui stramaledetti,
si sono intossicati con la “fata”
che dall'assenzio avevan distillata.
Poi c'è stato Palazzeschi e Corazzini
e il Pascoli con i suoi strani amori
e infine anche Campana e la Merini,
pazzi son stati dai cervelli fini.
Anche loro inseguivano l'amore,
intrecciavano parole e turbamento
gente partita che andava contro vento
gente che ci stordiva con dei versi.
E or ci sono anch'io, altro ammalato,
che scrivo e parlo ognor da innamorato
pensieri assurdi e sentimenti persi.

Salvatore Armando Santoro
(15 settembre 2014)

 

Facebook NON è democrazia: l'auto-censura e la censura vera e propria

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2014

di Francesco Galgani, 4 settembre 2014

Chi da tempo sta seguendo il mio blog, in particolare la sezione Vita in Rete, e che magari ha letto la mia ricerca su Solitudine e Contesti Virtuali, conosce lo sguardo critico (supportato da ricerche documentate) di cui mi sono fatto portatore in riferimento ai più popolari social network e, in generale, all'uso attualmente accettato e adottato della tecnologia.

Ho più volte affermato che i social network, Facebook in primis, sovente spingono le persone a chiudersi in un mondo sempre più ristretto (si veda "Riflessioni su Facebook"). In tale affermazione, ho sempre fatto specifico riferimento al fenomeno del filter bubble documentato da Eli Pariser, ma non solo: è ovvio che il discorso è di portata ben più ampia, avendo ampiamente già documentato una diretta correlazione tra la solitudine e l'uso immersivo e invasivo della tecnologia, tra un crescente malessere soprattutto nei giovani adulti che va di pari passo al crescere dell'uso della tecnomediazione, tra la mancanza di nutrimento affettivo e l'uso del virtuale.

In questo articolo desidero proporre la lettura di due autori che ulteriormente illuminano e specificano meglio due aspetti psicologici, sociologici e legali collegati a Facebook: il primo è l'auto-censura a cui gli utenti sottopongono se stessi, il secondo è la censura vera e propria che Facebook impone dall'alto ai suoi utenti (si veda anche la sezione del mio blog "Diritto e nuovi media"). Avevo già affermato che Facebook non è uno strumento di democrazia, magari gli articoli seguenti, rispettivamente a firma di Claudio Tamburrino e dell'Avv. Prof. Guido Scorza (Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione), potranno meglio chiarire questi aspetti. Gli articoli in questione e sotto riportati, pubblicati su Punto Informatico, hanno licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 Italia.

Poesia dedicata a Richard Stallman

Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014

Codice libero (dedicata a Richard Stallman)

«Codice libero,
pensiero libero»,
disse il Maestro.

A Sant'iGNUzio
son devoto,
perché della condivisione
m'ha insegnato la passione:

la crociata
per far del software
un grande bene
che sia comune,

è per liberarci
dell'oppressione
di chi vorrebbe un mondo
solo di schiavi...

... e ubbidienti consumatori!

«Il sapere non è mio,
non è tuo,
non è di altri:

è di tutti!»

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