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Amnesty International: Google e Facebook violano pesantemente i diritti umani

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2019

C'è chi tiene in mano un'arma da fuoco, chi una croce, chi un mouse (e, per estensione, tutto ciò che rappresenta un accesso ai contesti virtuali, tra cui soprattutto gli smartphone). Il suggestivo disegno qui a destra, in cui si possono ricercare significati, è di Matt Chase. I nostri dispositivi digitali sono sia un'arma sia una fede? Probabilmente sì. Non faccio ulteriori commenti su questo disegno, su cui invito a riflettere, e passo oltre...

Nel quadro generale della futura "Internet delle cose", o "Internet del tutto", che purtroppo pare attenderci e che ho già trattato nella pagina "Crimine 5G, Internet delle Cose: un quadro ampio, con articoli, video, bibliografia scientifica, appelli di scienziati", in cui ho riportato anche un servizio di Report e un documentario di James Corbett, la notizia che Amnesty International abbia pubblicato un documento di 60 pagine per dimostrare la sistematica violazione dei diritti umani compiuta da Facebook e Google mi sembra l'ennesima conferma della direzione autodistruttiva del mondo in cui siamo inseriti.

L'unica azione rivoluzionaria che intravedo è non usare né Facebook né i servizi di cui questa azienda è proprietaria (Instagram e Whatsapp, giusto per fare due nomi), né Google e i suoi servizi, ammesso che questo sia possibile. Ad ogni modo, sono ben consapevole che le pressioni e i condizionamenti sociali spingono e forzano in tutt'altra direzione.

Esistono altre strade? Sì, ricordo il decalogo slow-Internet di Giulio Ripa, decalogo che continua ad essere una proposta molto sensata di fronte alla denuncie di Amnesty (la quale, peraltro, non manca di essere presente su Facebook).

Questa è la sintesi del report di Amnesty International, pubblicata da Amnesty stessa: "Facebook and Google’s pervasive surveillance poses an unprecedented danger to human rights".

Questo è il documento completo in PDF: POL3014042019ENGLISH.PDF

Questa invece è una lista di tutti gli articoli pubblicati da Amnesty International sul tema del rapporto tra tecnologia e diritti umani: https://www.amnesty.org/en/search/?issue=54748

Francesco Galgani,
25 novembre 2019

Campo di concentramento

Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2019

Campo di concentramento

Campo di concentramento

Tacere,
sapere di non sapere,
mentre la fine
comincio a vedere.

Silenzio,
senza lamento,
mentre sta per compiersi
il grande fallimento.

Millenni di storia
come polvere al vento,
dalla pioggia di morte
mi riparo a stento.

Violenza su violenza,
incapaci d’amare,
senza un governo
che ci sappia orientare.

I superstiti sapranno
quanto buio è l’umano,
vorrei che un cenno di luce
non fosse troppo lontano.

(Francesco Galgani, 23 novembre 2019, www.galgani.it)

 

Crimine 5G, Internet delle Cose: un quadro ampio, con articoli, video, bibliografia scientifica, appelli di scienziati

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2019

Aggiornamento 25 novembre 2019: in calce, oltre al servizio di Report, ho incluso anche il documentario di James Corbett "La gabbia del 5G" (The 5G Dragnet) (fonte), con sottotitoli in italiano a cura di PandoraTV.


Siamo ostaggi della tecnologia? Cosa ci aspetta con il 5G? E già attualmente cosa sta accadendo?

Lo scopo di questo mio articolo è di fornire spunti di approfondimento da varie angolazioni.

In calce riporto il servizio integrale di Report "Dammi il 5", trasmesso su Rai Tre il 18 novembre 2019. Sul sito della Rai è riportata solo una parte del servizio (di circa mezz'ora, link), quella da me qui riportata è invece la registrazione completa.

Aver visto questo servizio, molto interessante seppur concentrato solo un aspetto della questione, mi ha fatto tornare a mente i numerosi articoli che nel corso degli anni ho già pubblicato nel blog, tra cui "Datagate", "Rete Padrona - Zero Privacy", e molti altri.

Secondo me, merita di essere visto perché è l'ennesima conferma di come i nostri smartphone siano già adesso un collare strozzante, per non parlare poi dello scenario apocalittico che ci aspetta con il 5G.

Il servizio di Report è incentrato quasi esclusivamente sul tema della privacy e dello spionaggio, rivelando fatti, aziende e procedure dello Stato e delle relazioni tra Stati che in parte ignoravo. E' impressionante la facilità con cui il controllo della vita privata altrui sia facilmente realizzabile e, ormai, alla portata di chiunque, con possibilità di difesa quasi nulla.

Report, però, non indaga gli aspetti psicologici, sociali e persuasivi della tecnologia, che sono parte imprescindibile del problema (rimando a: "Solitudine e Contesti Virtuali", "L'era della persuasione tecnologica", "L'oscuro desiderio di essere sempre connessi"), né osa entrare nello specifico della follia imperante che ha portato due persone intervistate all'interno di questo servizio a esprimersi così:

«Tra dieci anni saremo più felici» (riferito alla futura onnipresenza e onniscenza della tecnologia con il 5G e già immaginando un possibile futuro 6G)

«Lei vuole rimanere indietro?» (risposta di un intervistato alla domanda della giornalista «Dobbiamo rincorrere la tecnologia?»).

Queste due affermazioni, di per sé, sarebbero più che sufficienti per aprire un serio dibattito filosofico e spiriturale sulla natura umana che, purtroppo, manca tra coloro che prendono decisioni che hanno un impatto decisivo, e fortemente negativo, sul destino di tutti noi.

Comunque, l'attuale andazzo tecnologico sicuramente non crea felicità, anzi, sta creando tutte le premesse per la nostra apocalisse individuale e collettiva. Qualcuno ricorda la Profezia? Qualcuno ha letto e compreso la Religione dell'Ultima Lotta, in cui tale Profezia è contenuta?
Ho scritto alcune mie riflessioni sulla felicità in varie occasioni, riprendendo anche ciò che hanno scritto alcuni grandi maestri (ad es. questo articolo in cui cito il Vangelo Esseno della Pace, e quest'altro articolo in cui provo a farne un'analisi ermeneutica), però mai ho avuto modo di pensare che la tecnologia possa essere di aiuto per essere più felici. La tecnologia, come spesso ha detto il mio caro amico Giulio Ripa (link), non risolve i problemi esistenziali, ma al massimo li sposta ad un altro livello.

Nell'illustrare quanto siamo ostaggi della tecnologia, il servizio di Report omette non solo di illustrare, ma persino anche solo di accennare quanto il 5G sia criminalmente dannoso per la salute di tutti i viventi, creando problematiche serissime su tutto il pianeta. Non mi riferisco solo al fatto, come scrissi nella poesia "Dio virtuale, deficienza reale", che stiamo facendo una strage di alberi per il 5G, ma alle numerose ricerche scientifiche che sollevano serissime perplessità sul fatto che andare nella direzione del 5G sia una scelta assennata. «Ma Lei vuole rimanere indietro?»: appunto, questo è il problema. Chi dice così, però, non ha ben chiaro che è meglio non proseguire lungo una strada se questa si conclude con un precipizio.

A titolo informativo, giusto per dar voce a chi può esprimersi in maniera più autorevole e con cognizione di causa rispetto a me, riporto a questo link un documento (in inglese con traduzione in italiano a fianco), firmato da 180 scienziati e dottori di 36 nazioni (tra cui 35 italiani, elencati a pag. 8 e 9), datato il 13 settembre 2017, i quali chiedono una moratoria per il 5G. Il sito ufficiale di riferimento è: http://www.5gappeal.eu/

La richiesta di moratoria inizia così:

«Noi sottoscritti, più di 180 scienziati e medici provenienti da 37 paesi, proponiamo una moratoria per il roll-out [lancio sul mercato, n.d.t.] della quinta generazione - la 5G - della telecomunicazione, fino a quando i potenziali pericoli per la salute umana e l'ambiente saranno stati completamente studiati da scienziati indipendenti dall'industria. La tecnologia 5G aumenterà notevolmente l'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) rispetto alla 2G, 3G, 4G, Wi-Fi, ecc. già esistenti. RF-EMF sono state dimostrate dannose per l'uomo e per l'ambiente. [...]»

Il documento prosegue illustrando le problematiche e riportando link di approfondimento. A tal proposito, segnalo che ByoBlu ha pubblicato alcuni importanti video di approfondimento sul 5G: https://www.byoblu.com/tag/5g/

Cercando in Rete, ho notato che, sebbene sia quasi invisibile la moratoria sopra riportata (almeno nei siti in italiano), qualcosa si sta muovendo a tutela della salute pubblica (ovvero contro il 5G) in realtà locali, soprattutto comuni, mentre a livello nazionale c'è il solito "alto tradimento" del bene comune (ovvero il solito prostituirsi alle multinazionali). Comunque, giusto per completare il quadro e riprendendo un tema spesso citato dal giornalista Giulietto Chiesa (autore di Pandora TV), la minaccia del 5G non viene solo dal basso (con le antenne ogni 100m o poco più), ma anche dall'alto. Sul sito https://www.5gspaceappeal.org/, scopriamo che c'è un altro appello per lo stop del 5G sia nella terra sia nello spazio (qui la traduzione italiana), che inizia così:

«Noi sottoscritti scienziati, medici, e organizzazioni ambientaliste e cittadini provenienti da 204 paesi, chiediamo urgentemente l'arresto della diffusione della rete wireless 5G (quinta generazione), incluso il 5G dai satelliti spaziali. Il 5G aumenterà in modo massiccio l'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza (RF) sulle reti 2G, 3G e 4G per le telecomunicazioni già installate. E’ dimostrato che le radiazioni RF sono dannose per l'uomo e l'ambiente. Lo spiegamento del 5G costituisce un esperimento sull'umanità e sull'ambiente, definit o come un crimine secondo il diritto internazionale. [...]»

Più avanti leggiamo:

«[...] Ciò che non è sufficientemente conosciuto è che questo comporterà anche cambiamenti ambientali senza precedenti su scala globale. E’ impossibile prevedere quale sarà la densità pianificata per i trasmettitori di radiofrequenza. Oltre a milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra e 20.000 nuovi satelliti nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti, secondo le stime, faranno parte dell'”Internet delle cose” entro il 2020, e un trilione di oggetti solo pochi anni dopo. A metà del 2018, il 5G commerciale a frequenze più basse e velocità più basse è stato utilizzato in Qatar, Finlandia ed Estonia. La distribuzione del 5G a frequenze estremamente elevate (onde millimetriche) è prevista per la fine del 2018. Nonostante il diffuso negazionismo, l'evidenza che le radiazioni a radiofrequenza (RF) siano dannose per la vita è già lampante. L'evidenza clinica di esseri umani malati, prove sperimentali di danni a DNA, cellule e sistemi di organi in un'ampia varietà di piante e animali, e prove epidemiologiche che le principali malattie della civiltà moderna - cancro, malattie cardiache e diabete - sono in gran parte causate da inquinamento elettromagnetico, costituiscono una base di letteratura di oltre 10.000 studi peer-reviewed. [...]»

Questo appello appena citato è preciso e riporta un'estesa bibliografia anche scientifica. Quindi, chi vuole approfondire è benvenuto. Purtroppo è evidente che, sebbene molti comuni possano opporsi al 5G, non possono fare nulla contro le decine di migliaia di satelliti sopra il capo.

Dopo tutte queste premesse, riporto qui di seguito il video di report e, sotto, il documentario "La gabbia del 5G".

Buoni approfondimenti,
Francesco Galgani,
22 novembre 2019

DOWNLOAD MP4

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Le mie attività di sviluppatore e di didattica del software

Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2020

A me è sempre piaciuto programmare, per come ho potuto, ogni volta che ho potuto, mettendo mano a decine di linguaggi diversi, dal linguaggio macchina (al tempo in cui debuggavo il codice da me scritto in assembly per i microchip ST62T25, su cui ci ho anche fatto una tesina con progettazione dell'hardware e del software e realizzazione pratica), fino ai più recenti linguaggi di alto livello, incontrati sia all'università sia nei miei studi personali.

In primis sono stato un autodidatta, quando senza alcuna scolarizzazione sulla programmazione (e senza Internet, allora non c'era) già facevo esperimenti matematici col vecchio Quick Basic (un mio programmino, negli anni '90, fu anche pubblicato a livello nazionale su una rivista di informatica).

Solo più tardi, molto tempo dopo, l'università mi ha permesso di strutturare uno stile di pensiero molto valido e molto più ampio di quello che da solo mi ero potuto costruire relativamente allo sviluppo software. Ringrazio in particolare il prof. Marco Ronchetti per avermi trasmesso l'amore per Java, lui è stato uno dei migliori docenti che abbia avuto nell'area di Informatica.

In rete si trovano ancora tracce dei miei lavori sia di didattica del software (come questa "Introduzione ai linguaggi di programmazione", "Introduzione alla programmazione in Java", "Introduzione alla programmazione funzionale e all'utilizzo di Ocaml"), sia le discussioni di programmazione con i colleghi di università e con i docenti quando studiavo a Trento e a Pisa, sia miei lavori universitari di programmazione e di ingegneria del software. Molto di ciò che ho fatto dalle scuole superiori sino all'università, comunque, rimane solo nei ricordi personali.

Francesco GalganiSono intervenuto in vari LinuxDay come relatore, come nella foto qui in alto, tratta dalla rivista "Full Circle Magazine, num. 20, dic 2008, pag. 26", e in quest'altro foto qui a destra (relativa ad uno dei miei corsi su Joomla).

Nel corso degli anni ho tenuto docenze sull'uso del software, ad es. ho realizzato tanti anni fa (al tempo del Web 1.0) un corso di FrontPage per docenti dello scuole medie superiori e, più recentemente (al tempo del Web 2.0), due corsi di Joomla (qui video e slides del primo corso e del secondo). Tutti questi corsi sono stati in più giornate e almeno uno di questi è stato registrato su Youtube. Con Joomla ho anche lavorato per molti anni per conto di Uninettuno, realizzando e curando una community online degli studenti. Ho fatto anche altri interventi didattici su temi a me cari, come "Libertà nella tecnocrazia": l'entusiasmo e il clima relazionale di quelle giornate, con studenti di scuole medie superiori, è un bel regalo che ancora porto con me.

Francesco Galgani e Giulio RipaSempre in tema di didattica legata al rapporto tra essere umano e tecnologia, con un approccio più filosofico, psicologico e sociologico, sono felice di poter segnalare i miei oltre 25 anni di collaborazione e riflessione insieme all'Ing. Giulio Ripa, con cui ho presentato il nostro e-book "L'era della simulazione ovvero l'oscuro desiderio di essere sempre connessi". Anche le mie due tesi di laurea hanno riguardo il rapporto tra essere umano e tecnologia: "Solitudine e Contesti Virtuali" e "L'Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all'Uso della Tecnologia". A proposito, sono dottore in "Processi Cognitivi e Tecnologie".

Ho avuto anche occasione di incontrare e parlare personalmente con Richard Stallman, che considero uno dei massimi esempi positivi della storia dell'Informatica e uno degli uomini più assennati del nostro tempo, e di partecipare a eventi come la South Tyrol Free Software Conference, una delle conferenze annuali europee più consolidate sul software libero, che si tiene in provincia di Bolzano.

Come sviluppatore, nell'ultimo ventennio ho realizzato molti siti di complessità diversa, sia statici sia dinamici. Questo blog è fatto con Drupal, che notoriamente non è tra i più semplici CMS. Ho anche realizzato negozi online, siti per agriturismi, per artisti, per associazioni culturali, ecc.

Attualmente sono specializzato nello sviluppo di applicazioni per iPhone e Android in Java, tramite Codename One. Ho anche scritto un corso per imparare a usare Codename One, consultabile alla pagina: Sviluppare app multipiattaforma - Indice del corso introduttivo.

Sono attivo su Stack Overflow e su Github.

Github: https://github.com/jsfan3
Principali repository personali su Github: CN1Libs-VideoOptimizer, CN1Libs-WowzaLiveStreaming, CN1Libs-NativeLogsReader
Principale repository in cui ho dato molti contributi: CodenameOne
GitMemory: https://www.gitmemory.com/jsfan3
Stack Overflow: https://stackoverflow.com/users/1277576/francesco-galgani

Principali articoli tecnici da me scritti o in cui sono citato:

Su Stack Overflow risulto tra gli sviluppatori più attivi relativamente a Codename One, questa istantanea è del 24 novembre 2019:

Top Codename One developers

Francesco Galgani,
ultimo aggiornamento 2 gennaio 2020

Generazioni a confronto, cyberbullismo, riflessioni (e-book con audio)

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019

Sito di riferimento dell'e-book "Generazioni a confronto": https://www.netreputation.it/generazioni-a-confronto/

Un libro multimediale con le voci di più generazioni su come viene vissuto, abusato o irrisolto il digitale nella propria esistenza e in relazione con gli altri.

Le voci, sì proprio le voci di chi ha meno di 18 anni in confronto di chi ne ha più di 35 o 65…

Perché bisogna proprio ascoltarle le voci – ed immaginarsi chi c’è dietro le voci – mentre raccontano le proprie esperienze giovanili in rapporto col tempo libero, la scuola e l’informazione prima  e dopo l’avvento del Digitale.

Comportamenti e relazioni che non ci sono più, ma anche atteggiamenti e connessioni che proprio non ci si sarebbe mai aspettato di vivere.

A completare il quadro di questo confronto generazionale rispetto al mondo della comunicazione (digitale) centinaia di rilevamenti statistici raccolti fra ragazzi, genitori ed insegnanti sull’uso del digitale e la tematica del Cyberbullismo.

Consigli e buone pratiche per gli adulti che quotidianamente hanno a che fare con i minori, per un uso corretto e consapevole della rete e di internet.

Provocazione culturale no-profit in licenza creative commons liberamente scaricabile e riproducibile (in versione EPUB e PDF e MOBI).

Gli autori Vincenzo Bianculli, Enrico Bisenzi, Marco Pini sono disponibili per presentazioni dell’eBook ‘Generazioni a confronto‘ presso biblioteche e centri culturali-didattici interessati.

Gli autori sono anche disponibili a fornire una versione dell'e-book in html semplice per chi ha bisogno di ascoltarlo con un sintetizzatore vocale.

Dal mio punto di vista, questo e-book va ad integrarsi con temi ampiamente trattati in questo blog. A titolo di esempio, ricordo:

Sul tema del cyberbullismo, ho anche pubblicato:

Francesco Galgani,
8 novembre 2019

Verso l’infinito

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019

Camminando sulle nuvole rosa,
al tramonto dell’esistenza,
osservo la disperazione
di chi non sa la propria essenza,

di chi non ha avuto
né gentilezza né sobrietà
a causa d’un mondo
che ci violenta nella dignità.

Tutto scorre,
ma per me è ora d’andare
verso l’infinito
che accoglie il nostro male,

che lo cura e guarisce
proteggendoci con amore,
risanando le ferite,
restituendoci ogni onore.

Amen.

(Francesco Galgani, 4 novembre 2019, www.galgani.it)

Web: si sta come d'autunno sugli alberi le foglie...

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019

Si sta come d'autunno sugli alberi le fogli (Ungaretti)Se segui questo blog, avrai notato che nell'ultima settimana ci sono stati problemi di accesso, con cinque giorni completamente offline.

Adesso è tutto risolto.

Si è trattato di un attacco informatico che mi ha costretto a cambiare server e a prendere congrue misure.

Ci sono molti modi di limitare la libertà di espressione e la propria presenza online, oltre a causare danni economici, tra cui questo.

Comunque mi ritengo fortunato e anche sufficientemente organizzato.

Chi invece si è visto chiuso il proprio account sui social senza alcun motivo dichiarato e senza alcun appiglio legale per rivendicare il proprio pseudo-diritto inesistente di stare su Facebook, Instagram o affini (cioè in casa altrui), non ha modi di difendersi né un tribunale a cui appellarsi. Ne sa qualcosa un mio amico.

Altre volte bastano poche distrazioni a cancellare in pochi secondi anni di lavoro. Anzi, a volte si cancellano da soli, quando crediamo che il computer stia copiando i nostri files e invece li sta cancellando... pure questo lo sa un mio caro amico. E lo so anch'io, in tanti anni passati davanti a tastiera e monitor me ne son successe di tutte.

E cosa dire delle aziende private e degli enti pubblici che ogni tanto perdono pezzi dei propri archivi a causa di un malware distruttivo?

Così funziona il web e in generale il mondo dell'informatica,
precario come le foglie d'autunno,
direbbe Ungaretti.

Anzi, così funziona la vita.

Francesco Galgani,
8 novembre 2019

L’essenza dell’essere umano

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019

L’essenza dell’essere umano è un “io” all’interno di un “noi”. Al di fuori di questa consapevolezza, che è l’unica base per un vivere sociale, anzi, tout court, per poter “vivere”, ci sono soltanto abbrutimento e cattiveria. La croce uncinata, che nel secolo scorso ha rappresentato il punto di arrivo della cattiveria umana, si è basata sulla scissione dell’“io” di un popolo dal “noi” collettivo, in questo caso inteso come umanità. E oggi è ancora così, per questo guerre, violenze e miseria imperversano ovunque. Più in generale, l’ego individualista umano è ciò che, a livello di specie, sta distruggendo la natura, cioè la nostra casa, cioè noi stessi.

Tutti gli esseri umani, più o meno consapevolmente e più o meno credendoci, ricercano la felicità, che non ha nulla in comune con la nostra era neoliberista e suicidiaria, in cui la presenza umana sul pianeta è diventata il pericolo numero uno per il proseguimento della vita. La felicità non sta nelle bassezze umane, ma nel massimo splendore di quella saggezza e di quell’amore che ci rendono divini. Quando guardiamo le nostre bassezze, non dovremmo mai dimenticare la bontà, la bellezza, l’estro, i talenti, le emozioni positive, amorevoli, solidali e ogni altro splendore che ci rendono pienamente umani; al contempo, quando guardiamo i massimi livelli raggiunti dall’individuo e dalla società umana, dalla filosofia e dalla spiritualità, dalle arti e dalle scienze, non dovremmo dimenticarne le bassezze.

La felicità è esser parte di una comunità basata sull’amore e su tutte le qualità dell’essere che ne conseguono (fratellanza, sorellanza, amicizia, gratitudine, rispetto, onestà, solidarietà, dedizione al bene comune, gioia per la diversità, ecc.). La prima comunità è la famiglia. La felicità è uno stato animico di amore radiante e di unione con l’essere animico degli altri viventi. Al di fuori dell’appartenenza ad una comunità, ovvero quando l’“io” non ha un “noi”, non può esserci felicità... anzi, a ben vedere, non può esserci neanche vita.

La ricerca della felicità individuale, ovvero separata dagli altri, nel senso di “a prescindere dagli altri”, pur per quanto attraente ed enfatizzata dal separatismo competitivo criminale neoliberista, è un non senso. Al massimo potrebbe essere un edonismo implosivo, nichilista, logorante, destinato al nulla. Stesso discorso per la ricerca di una felicità a prescindere dalle questioni ambientali o dalle contaminazioni neoliberiste di noi stessi e dei rapporti interpersonali: ovunque ci sia la ricerca del piacer proprio trascurando tutto il resto, c’è solo aberrazione della nostra natura.

Nell’era dei like, della patologia dei social, sovente le persone mettono in mostra il peggio di sé, della propria solitudine, del proprio narcisismo delirante. E mentre ciò avviene, altri si disperano e si rivoltano perché non hanno neppure l’acqua. Il bisogno di apparire, di avere “successo” con tanti like, followers e numeri affini, a me pare come un mascheramento del bisogno primario di amore, di nutrimento affettivo, di contatto, di comunità: molte persone vivono l’amore come “condizionato”, ovvero si sentono “degne di amore” e “capaci di poter amare” se si sentono in forma, se sono attraenti e se hanno una buona o ottima performance, caratteristiche queste che, nei social, si traducono nei like e nei contatori di visualizzazioni (*). O almeno questa è la mia impressione, visti anche i casi recenti di suicidi di giovani ragazze a causa della “mancanza di like” sui social (semplificando, ovviamente la causa primaria di tali gravi depressioni è altrove).

Queste condizioni di amabilità, che sono tipiche soprattutto delle subpersonalità psicosomatiche (approfondimento), sono un auto-inganno: l’amore, se è tale, non è condizionato e il nutrimento affettivo non può essere tecnomediato. Esistono altre condizioni di amabilità, in sintesi riconducibili ad una logica do ut des, e pure esse sono un inganno. La nostra essenza è un’altra. Cerchiamo la nostra comunità di appartenenza mentre cerchiamo di divenire individui, ma tale comunità, all’interno della società liquida di Bauman, non c’è più... e i social non ne sono neanche il riflesso.

Francesco Galgani, 29 ottobre 2019

(*) Questo è uno dei motivi per cui nel mio blog non ho inserito alcun contatore di visite né di letture, né la possibilità di inserire like o commenti. Credo che ciò non mi sarebbe utile, anzi. Chi vuole scrivermi può usare l’e-mail, che tra i vari mezzi di comunicazione online, come ha scritto Torvalds, ancora si salva perché «generalmente c'è un po' di contenuto reale».

Aforismi di Giulio Ripa

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019

tratto dall'Archivio di Giulio Ripa
fonte: https://sites.google.com/site/archiviodigiulioripa/home/aforismi-in-archivio

TECNOLOGIA

- L'uomo postmoderno quando s'innamora dell'immagine di sé e la potenza creatrice della sua conoscenza usa la tecnologia per dare forma visiva ai sogni, si altera la realtà vissuta, vivendo in una spettacolarità dove l'apparire si confonde con l'essere.

- La socialità virtuale, è una dimensione simulativa, un surrogato della vita, contrassegnato da una modificazione della realtà. La realtà non è aumentata dalla virtualità ma viene solo alterata.

- L'agire dell'individuo come figurante interattivo sempre connesso, comunicando in modo frenetico e guardando soprattutto immagini virtuali inerenti alla sua vita simulata in rete, si riduce ad essere attore e spettatore di se stesso.

- La mancanza di un percorso spirituale, di valori condivisi, sono alla base di questa crisi dell'umanità. Comunicare online nella situazione attuale è solo dannoso, se nessuno più ascolta l'altro. Per ascoltare l'altro ci vuole affetto. Ma l'affettività non nasce da una migliore tecnologia.

- È irreale pensare che la tecnologia possa liberare l’uomo dalla sua condizione esistenziale, in realtà la tecnologia gli serve a vivere, ma non lo rende libero.

- La tecnologia non ci fa felici. La sua intermediazione rompe le relazioni fisiche tra le persone e tra le persone e la natura, facendoci cadere nel buco nero del pozzo dei desideri infiniti.

- Comunicando mediante le tecnologie digitali multimediali (es.facebook, twitter, WhatsApp), accettiamo sempre più di vivere nel mondo virtuale di una realtà simulata, invece di vivere ciò che di reale sta dentro ed intorno a noi.

- Paradossalmente più che le informazioni veicolate dai dispositivi elettronici, è l'abitudine all'uso della tecnologia dell'informazione a modificare nel tempo i comportamenti delle persone.

- Mentre la natura, indifferente alla voglia di vivere dell’uomo, segue le proprie leggi per mantenere l’equilibrio nel suo insieme, l’uomo invece attraverso la tecnologia cerca di sollevarsi dalla propria condizione umana illudendosi di svincolarsi dalle leggi naturali.

VITA

- E' la voglia di vivere che limita la capacità di ragionare, spingendo l’essere umano a vivere di illusioni e desideri infiniti, poiché è difficile sopportare la realtà della propria vita reale, pochi resistono alla fatica di un lungo esame di coscienza ed all’accettazione della complessità della vita nelle sue molteplici forme.

- il mistero della vita ci lega alla sacralità della vita stessa, al rispetto di un tutt’uno di cui l’uomo ne fa parte.

- Ci vuole troppo tempo per capire il mondo e c'è troppo poco tempo per imparare a vivere.

- Infelicità e felicità fanno parte di un tutt'uno, avendo come unico desiderio il piacere della vita nella sua complessità, accettando la vita così come è, mentre cerchiamo di cambiarla.

- E' possibile avere un atteggiamento equilibrato verso la vita che comprende la relazione tra gli estremi superando la separazione tra le posizioni opposte.

- Il modo di vivere particolare di ogni individuo, sperimentando nel tempo sentimenti ed emozioni, condiziona la ragione umana dal primo fino all’ultimo istante di vita.

- La vita pensata (coscienza) dove si percepisce l’essere in sé, cioè il modo di pensare riconducibile alla propria esistenza nel mondo, è condizionata dall’aspetto particolare “dell’esserci” come vita vissuta.

- Il condizionamento della vita vissuta sulla vita pensata e la inevitabile fragilità della vita stessa provocano illusioni o autoinganno che inconsciamente servono ad ognuno di noi per reagire alla difficoltà di vivere.

- In definitiva la vita va accettata così come è, una fusione fra gioia e dolore, senza perdersi tra futili ottimismi che creano solo illusioni ed inutili pessimismi che creano solo depressioni.

- L'insegnamento fondamentale della vita a cui partecipiamo è comprendere la vita stessa, ovvero sentire realmente cosa significa essere vivi, che è realmente la presenza, la nuda sensazione di esserci.

- L'illusione dà un senso alla nostra vita nel mondo, ma è il vivere nel mondo senza illusioni che ci fa conoscere l'intera realtà.

ECONOMIA

- Il monoteismo del mercato polverizza l'intero genere umano, in un pulviscolo di atomi di consumo, reciprocamente indifferenti, dove si accentua la polarizzazione, tra chi dispone del superfluo e chi è privo dell'indispensabile.

- Sempre di più si governa controllando lo stato d'animo della popolazione più che agire in uno stato di diritto attraverso il confronto democratico.

- Nel nostro modo di pensare più profondo e inconscio, tutti siamo diventati succubi del pensiero patologico neoliberista.

- Il pensiero unico del sistema economico neoliberista resta indiscusso: crescere economicamente nella quantità delle cose da consumare e non nella qualità delle relazioni umane per emanciparsi, per cui prevale l’idea che i problemi si possono risolvere solo individualmente, mai socialmente.

- Con la sobrietà possiamo non solo semplificarci la vita, ma anche renderla molto più gradevole.

- Il cambiamento è possibile solo se individuo e società cambiano insieme. L'individuo che si organizza per cambiare la società in funzione degli ideali pensati, deve agire contemporaneamente per cambiare se' stesso con l'impegno a vivere nella vita comune i propri ideali da realizzare.

FILOSOFIA

- L'agire umano dipende da una irrazionalità insita nell'uomo che affiora ogni volta che la ragione cede il passo a tutta una serie di comportamenti che non sono il frutto di una logica ma di emozioni, istinti, sentimenti giustificati a posteriori, con argomenti che si sforzano di essere razionali nel tentativo di dare a noi stessi un ordine che non esiste.

- Vogliamo credere che siamo razionali, ma la ragione si rivela essere il modo in cui - a fatto compiuto - razionalizziamo ciò che le nostre emozioni già vogliono credere.
Sono le cose in cui crediamo che creano la nostra realtà. Per cui non è la ragione ma la vita vissuta a modificare nel tempo il comportamento delle persone.

- L'uomo sceglie sempre la strada più facile per risollevarsi dalla sua condizione esistenziale, per questo è fondamentale riconoscere i suoi limiti naturali.
Solo mettendo a nudo i limiti della natura umana è possibile conoscere meglio se stessi avendo compassione dell'umanità nel desiderare la felicità per tutti.

- L'uomo manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, una evidente concentrazione su se stesso negli scambi interpersonali ed una incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri.

- Sappiamo ciò che c'è, ma non sappiamo ciò che potrebbe esserci. Desiderare un mondo migliore è possibile.

- La condizione precaria dell'uomo spinge la natura umana a vivere di illusioni poiché è difficile sopportare la fragilità della propria vita reale.

- Ognuno difende se stesso come una goccia d'acqua che si rifiuta di finire come acqua nell'oceano dell'immensità. Perdersi in questo oceano provoca dispiacere se si resta goccia, ma la possibilità di prendere coscienza del sé può evitare quella tensione (desiderio individuale) di restare goccia e di diventare acqua in mezzo all'acqua dell'oceano.

- Un uomo è in grado di incarnare un senso di nostalgia del possibile, nostalgia di ciò che ancora non è stato ma potrebbe essere, capace di trascendere la realtà, realizzando così diversi possibili modi di essere uomo.

- Le condizioni esistenziali producono una perdita di senso o di vuoto nella vita delle persone. Ci si sente soli. La solitudine esistenziale è uno stato dell’animo che fa parte della natura umana. Sentirsi soli rispetto al problema esistenziale è uno stato che dipende dal proprio "essere interiore".

- Rincorrere continui desideri produce continuamente infelicità che nasce dallo scarto tra l'attaccamento al desiderio del piacere infinito e il piacere che una volta soddisfatto è finito.

- Per realizzare desideri che non hanno confini, l'individuo viola lo spazio, la dignità, l'identità, il rispetto dell'altro. Quando si perseguono interessi indivisibili, cioè individuali, farsi individuo violenta l'individualità di un'altra persona.

- Si diventa individui dando espressione singolare al sapere comune. Si sa insieme e si sta insieme nella comunità basata sulla pratica della libera condivisione nell'uguaglianza di potere di tutti, dove ciascuno è ugualmente libero rispetto a ogni altro in quanto parte dell'umanità comune a tutti.

- Non esiste questo o quello. ma esistono entrambi. Non esiste un prima e un dopo. Tutto accade insieme nello stesso tempo. Oltre ogni scelta manichea, superare il dualismo io/altri significa "io sono gli altri" e "gli altri sono me".

- Tutto dipende da noi ma anche noi dipendiamo da tutto.

- Unico modo per osservarla intera la realtà è uno sguardo disinteressato, distaccato, senza illusioni, senza partecipazione, senza tempo, cosmico, dove l'osservatore si identifica con l'oggetto osservato (la vita, la realtà) e tutto le parti si manifestano in un tutt'uno reale nelle sue molteplicità ed opposizioni.

- La debolezza umana con tutte le sue miserie è il risultato di un’assurda condizione esistenziale che l’uomo fa fatica ad accettare per vivere in modo consapevole e cosciente.

- Mentre cerchiamo nell'oscurità di fare luce per conoscere il vero, tutto quello che ci interessa accade nell'ombra, davvero.

(Giulio Ripa)

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