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Filosofia

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Riflessioni su un passo della Bibbia

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2019

Passo della Bibbia su alimentazione vegetariana e sul rapporto con la natura

Il passo è Genesi, cap. 1, frase 29:
"Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.»"
(fonte, sito del Vaticano: http://www.vatican.va/archive/bible/genesis/documents/bible_genesis_it.html)

Nello stesso capitolo, Dio dice che l'uomo deve "dominare" su tutti gli animali, ma in quel passo specifica che non deve "mangiarli". Dominare su tutto il creato, secondo me, può significare tante cose, a cominciare dal fatto di averne rispettosamente cura e attenzione, perché noi esseri umani siamo effettivamente l'unica specie vivente del pianeta che può intervenire sulla natura. Avevo già incontrato questi passi della Genesi duranti i miei studi di Psicologia. Nella mia tesi di laurea su "Solitudine e contesti virtuali", nella sez. 2.4.1, avevo scritto:

La graduale specializzazione dell’homo sapiens sapiens, con la prima separazione “tacita” dalla natura, è iniziata circa 30000 anni fa e trova un’analogia nel racconto biblico: «Nella Genesi, 1, 27, troviamo il resoconto della visione che i primi agricoltori avevano di sé in relazione al mondo naturale. “Dio disse prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate su tutti gli animali che si muovono sopra la Terra”. Eldredge ritiene che questa sia la più grande dichiarazione di indipendenza mai pronunciata dall’umanità. L’indipendenza alla quale si riferisce è, ovviamente, quella dal resto della natura» (Tattersall, 2004). Tale mito dell’indipendenza dalla natura è oggi estremizzato ed esasperato nelle attività umane moderne, che stanno persino mettendo a rischio la stessa sopravvivenza della specie umana (Eldredge, 2000). A livello psicologico, la coscienza dell’unicità umana e della separazione dal mondo naturale ha portato con sé un’emozione profonda, continua e non eliminabile: la solitudine (Cutolo et al., 2013). Questo è ancor più vero nella nostra epoca ipertecnologica e individualistica: secondo il sociologo polacco Zygmunt Baumann, l’individualismo esasperato è causa ed effetto della solitudine (Bauman, 2002).

Secondo me, è tempo di entrare nell'ordine di idee che ritrovare unità con la natura e con noi stessi è più che mai necessario.
Tornando al discorso dell'alimentazione, come ho scritto nella poesia "L'ultima guerra", l'importante è "uccidere la voglia di uccidere": di tutti i possibili comandamenti, sento che questo è il più importante. Per me ciò significa vivere vegan.

Francesco Galgani,
21 aprile 2014

Piccolo diario di pensieri (di Francesco Galgani)

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2016
Cerca di stare bene, la vita è meravigliosa. Poter vedere ogni giorno il sole, il cielo, le nuvole, i prati, i fiori, il mare... è una grande fortuna. Poter respirare ogni mattino l'aria di questo mondo è una cosa eccezionale. Quando crediamo di avere molto tempo da vivere e mille impegni da adempire non ce ne accorgiamo, ma basta fermarci un attimo per rendercene conto.
Nam-myoho-renge-kyo
24 maggio 2016

 

L'inganno del nostro tempo

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2014

Ho una sensazione. Non credo di avere la verità in mano, ma nemmeno di sbagliarmi troppo...

La mia sensazione è che quando una persona o un insieme di persone hanno "troppi" soldi rispetto alla gente comune, da qualche parte sia stato commesso un inganno nei confronti di molti, anche quando tali soldi non implichino attività considerate illecite.

La malattia è un'opportunità

Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2014

Ci sono malattie che non conoscono religione, politica, filosofia, credo, istruzione, genere, reddito, lavoro, ecc.: quando arrivano, non si curano del fatto se sei una persona buona o cattiva, bella o brutta, intelligente o stolta, con famiglia o sola, con figli a carico o meno.
Quando arrivano, arrivano. Ma la vera differenza possiamo farla noi.

Lo spazio e il tempo

Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2014

Ho un pensiero, riguarda la dimensione spaziale e temporale della vita, ovvero come cambiano i nostri pensieri e comportamenti in base a quanto piccolo o grande concepiamo il nostro microcosmo e a quanto corto o lungo è il tempo nel quale immaginiamo gli effetti del nostro agire.

Il ruolo del "capitale sociale" nei disastri che colpiscono un intero territorio

Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2014

Vorrei proporre una riflessione sul concetto di "capitale sociale" e su come esso si traduca nella realtà quotidiana, specialmente quando capitano problemi molto seri. Farò riferimento all'alluvione che ieri ha colpito le Marche e che sicuramente avrà effetti nel lungo periodo, ma ovviamente le stesse considerazioni sono estendibili a eventi analoghi.

La radice di tutte le guerre: da quelle personali a quelle mondiali

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2014

E' facile parlare di pace o sperare passivamente (e in verità con poca convinzione) in un mondo meno violento, è invece molto più difficile essere protagonisti di un cambiamento che porti giorno dopo giorno alla pace. Tale difficoltà non è solo una questione di intenti, ma deriva principalmente dalla mancata comprensione di quale sia la radice da cui partono tutte le guerre, da quelle piccole e personali verso una persona o un gruppo di persone, a quelle di portata ben più ampia, come le guerriglie, il terrorismo o un vero e proprio conflitto armato tra nazioni.

Libero decalogo

Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2014

Libero decalogo

  1. Non giudicare.
  2. Dimentica ogni morale che ti è stata insegnata.
  3. Osserva i comportamenti e cerca di comprenderli.
  4. Lascia che la vita ti istruisca.
  5. Ricorda sempre che nessuno può giudicare la ragionevolezza dei propri pensieri.
  6. Sorridi e gioisci di cose semplici.
  7. Condividi i punti di vista, ma non cercare di imporne alcuno.
  8. Ama chi è con te.
  9. Ama quel che sei.
  10. Ama quel che fai.

Felicità in questo mondo

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2014

Aggiornamento 2 settembre 2014
Ringrazio un'amica che mi ha segnalato la seguente citazione:

«La felicità è reale solo se condivisa»
(Chris McCandless)


In calce riporto un articolo che ho pubblicato il 28 giugno 2014. Oggi, 27 luglio, ad un mese di distanza, torno sullo stesso tema, per aggiungere una semplice frase, che sintetizza tutto quel che ho precedentemente cercato di comunicare:

«La felicità sta dentro la felicità di tutti»

Il ruolo delle religioni

Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2014

I mass media, in generale, assai di rado si occupano seriamente e coscienziosamente della pluralità religiosa esistente in Italia: manca una conoscenza che dissolva pregiudizi e timori. Specialmente nell'attuale tempo della globalizzazione e dell'informazione veloce, è facile etichettare un intero movimento religioso (qualunque esso sia) con semplici aggettivi.

Aspetta per tre anni in ogni cosa, anche sopra una pietra

Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2014

«La pazienza è una caratteristica di cui sono sempre più carenti i giovani del dopoguerra, e questa tendenza si andrà accentuando. In qualsiasi ambito, affinché una persona possa compiere una grande crescita è indispensabile una fase di allenamento, un periodo in cui dovrà essere in grado di stringere i denti e tener duro. Possiamo dire che questa fase sarà un continuo susseguirsi di momenti duri, spiacevoli, dolorosi e tristi; ma solo dopo averli superati, quando verrà il momento sbocceranno e fioriranno magnificamente meravigliosi fiori e frutti.

Gestione del conflitto

Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2014

Da alcuni giorni sto vedendo, in uno dei luoghi che frequento quotidianamente, alcuni volantini che fomentano l'odio per una delle due parti coinvolte in una guerra che tutti conosciamo. Presumo che chi l'abbia affissi creda di essere nel giusto, ma forse non ha considerato che l'odio porta solo ulteriore guerra, morte, miseria e disperazione.

La fiducia crea fiducia

Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2014

Ci sono momenti in cui un semplice abbraccio è tutto ciò di cui hai bisogno per ricaricarti e vivere...

Nel video, Peter Sharp si è bendato nel bel mezzo di una piazza, ha messo un cartello davanti a sè con su scritto: “Io mi fido di te, tu ti fidi?” e con le braccia aperte ha aspettato che la gente lo abbracciasse. Ecco le reazioni delle persone...

Alla ricerca della felicità

Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2015

«La felicità è già dentro di te, è tutta dentro di te, nulla ti manca.
Tu hai parlato di "Felicità" (con la F maiuscola) dopo aver letto alcuni miei messaggi. Io, al massimo, in questa fase della vita, pur con tutti i miei limiti, a volte posso avere comportamenti tali da aiutarti a tirar fuori la "tua" felicità, che è anche "mia", perché desiderio che tu sia felice... comunque quello che ti serve per essere felice e per realizzare i tuoi desideri è già dentro di te, ricordatelo sempre.

Il ruolo della discoteca nella società liquida

Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2014

La discoteca è uno dei massimi esempi, se non addirittura l'emblema, della società liquida di Bauman[nota 1], che tenta, peraltro invano, di compensare i suoi eccessi e mancanze con altri eccessi, che nella loro liquidità rimarranno come palliativi. E' il luogo di stravolgimento dei paradigmi, in cui l'irreale diventa normale e l'ordinario lascia il posto alla fascinazione[nota 2].

Pensiero positivo: essere attivi in qualcosa

Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2014

Può darsi che non siamo responsabili della situazione in cui ci troviamo, ma lo diventeremo se non faremo nulla per cambiare.
Martin Luther King

Chi ama davvero, ama anche se stesso. Chi ama solamente gli altri, ha qualcosa che non va.
Erich Fromm

Chi non ha mai commesso un errore non ha mai provato nulla di nuovo.
Albert Einstein

Ci sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona impegnata.
Winston Churchil

Ogni dialogo è tale se non ha una conclusione prestabilita

Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2014

«Con qualcuno possiamo provare simpatia e affinità; altri invece possono infastidirci, qualche volta senza neppure sapere bene il perché, magari solo per il timbro di voce, un certo modo di esprimersi, troppo formale, o forse troppo poco. Per il modo di vestirsi, il lavoro che fanno, per le loro scelte di vita che possono cozzare con la nostra etica. Di motivi ce ne sono sempre tanti; qualche volta non riusciamo neppure a comprendere perché una tale persona o un tale comportamento ci disturbano così tanto.

Una frase per Natale... e per ogni giorno dell'anno!

Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre 2014
Se una persona è affamata, dovremmo darle del pane. Quando non c’è pane, possiamo almeno offrire parole che rinfrancano. Con una persona che pare fragile o malata possiamo parlare di qualche argomento che le sollevi il morale, infondendo in lei speranza e determinazione di guarire. Diamo qualcosa a ogni individuo che incontriamo: gioia, coraggio, speranza, fiducia, filosofia, saggezza, prospettiva per il futuro. Diamo sempre qualcosa.
 
tratta da Giorno per giorno, Esperia edizioni
 

Fare la propria parte per cambiare il mondo

Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015

Di solito le persone non cambiano se stesse di una virgola in base alle informazioni ricevute, ma adattano la propria visione della realtà in base alle comodità immediate, alle necessità contingenti, alle mode e ad altri stimoli endogeni ed esogeni.

Noi siamo inseriti in una società che vuole solo ed esclusivamente consumatori stupidi, ignari delle conseguenze del proprio agire. Tutto il mondo mediatico e della ricerca scientifica è asservito a tale logica, fatte salve rare eccezioni.

Studio di Gongyo e Daimoku (registrazioni)

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2015

Premessa: quanto segue è solo un supporto "tecnico" per lo studio di Gongyo e Daimoku, che come è stato utile a me, all'inizio della mia pratica buddista, potrebbe essere utile anche ad altri. E' solo un ausilio per imparare a recitare e nulla di più, che integra quanto è già disponibile sul sito della Soka Gakkai, a cui rimando per ogni informazione.
In origine era un CD che avevo fatto nel 2008 per uso personale mio e di alcuni amici.

Lo spirito della condivisione

Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2015

La frase "Quando piove divido il mio ombrello, se non ho l’ombrello, divido la pioggia", che nei primi mesi di vita del blog era riportata in alto in tutte le pagine, è da attribuirsi, secondo alcune fonti web, a Enrique Ernesto Febbraro. Sebbene la paternità di tale frase non possa considerarsi certa, sicuramente esprimere in maniera sintetica ed efficace cosa significhi andare oltre il proprio egoismo. Similmente Daisaku Ikeda, nel libro "Giorno per giorno" (Esperia Edizioni) ha scritto:

Il vero significato della vita

Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2015

Siamo visitatori su questo pianeta.
Siamo qui per novanta o cento anni al massimo.
Durante quel periodo dobbiamo cercare di fare qualcosa di buono,
qualcosa di utile, con le nostre vite.
Se contribuisci alla felicità di altre persone, troverai il vero obiettivo,
il vero significato della vita.

(Dalai Lama)

 

Cercare di raddrizzare le corna ad una mucca può ucciderla

Ultimo aggiornamento: 2 Agosto 2015

«[...] Un proverbio giapponese dice che cercando di raddrizzare le corna di una mucca si rischia di ucciderla. Anziché evidenziare le debolezze degli altri, è di gran lunga più fruttuoso incoraggiarli, dando loro speranza e mettendoli in grado di trovare degli scopi di vita. Così facendo, possiamo aiutare ad esempio chi ha la tendenza ad essere impaziente a non vedere l'ora di compiere azioni meritorie.
Ciò si applica tanto alla crescita degli altri quanto a quella personale. Non c'è alcun bisogno di apparire ciò che non siamo. [...]»

Un insegnamento buddista

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2016

Non preoccuparti di quello che gli altri dicono o fanno.
Vivi la tua vita, segui la tua strada.

Non esiste distinzione tra egoismo e altruismo, perché sono un'unica cosa: il bene emana e attira altro bene, il male emana e attira altro male.

L'arte di ascoltare (con poesia)

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2015

Le sette regole dell'Arte di Ascoltare, di Marianella Sclavi (fonte)

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

I limiti umani della conoscenza e della comprensione, tra scienza, religione e agnosticismo

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2016

I paragrafi seguenti, che sono tratti dal libro "Felicità in questo mondo - Un percorso alla scoperta del Buddismo e della Soka Gakkai" (IBISG ed., 2006), offrono uno spunto per riflettere sui limiti che noi tutti abbiamo nella conoscenza e nella comprensione dei fatti della vita, siano essi dimostrabili o non dimostrabili, indagabili o non indagabili:

E' tutto dentro di noi, tutto dipende da noi: una visione buddista della vita

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2016

Dalla rabbia alla pace: un viaggio interiore

Il mare, il cielo, gli alberi, i prati fioriti, il sole, la luna e le miriadi di stelle sono tutti dentro di noi, così come i problemi ambientali e i problemi di ogni essere vivente. Il bene e il male, il bello e il brutto, il fuoco e l'acqua, il femminile e il maschile, la rabbia e la pace, la felicità e la disperazione, la voglia di vivere e la voglia di morire... tutto, nei suoi opposti e nelle sue mille sfaccettature, è sempre dentro di noi. Nell'antica filosofia cinese, il concetto di yin e yang esprime l'idea che ogni cosa ha il seme del suo opposto e che con esso è interdipendente. L'esistenza e la non esistenza di un qualunque fenomeno della vita fanno parte del nostro Essere, nulla esiste a prescindere da noi: tutto e tutti facciamo parte di un'immensa rete, nulla è isolato, nulla esiste di per sé. Siamo connessi, interrelati, interdipendenti.

Paragonarsi agli altri è controproducente

Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2016

«Quanto alla fiducia in se stessi, essa deriva dallo sforzo e dal duro lavoro. Se pensate di poter costruire la fiducia in voi stessi senza sforzarvi duramente, vi state solo illudendo. Soltanto coloro che stabiliscono degli obiettivi e si impegnano a realizzarli col proprio passo e a proprio modo, soltanto coloro che continuano a tentare, per quante volte possano aver fallito, riescono a sviluppare un'incrollabile fiducia in se stessi. Fiducia in se stessi è sinonimo di volontà invincibile. Non si può dire che abbiate una vera fiducia in voi stessi se l'opinione che avete di voi vacilla ogni volta che vi paragonate agli altri. Una vita trascorsa a giudicare se stessi in base al confronto con gli altri sarà solo causa di frustrazione e arriverà a un punto morto.»

(Daisaku Ikeda, Protagonisti del XXI secolo - Personalità e carattere, pag. 30)

Risorse di felicità umana

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2016

Come disse il sociologo Zygmunt Bauman, ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita... e invece cosa stiamo facendo?
Il nostro reale bisogno dovrebbe essere di prenderci cura dei nostri cari e di intessere autentiche e profonde relazioni umane... ma oggi le persone danno molta più importanza al loro smartphone che alle persone a loro vicine. Dovremmo riprendere un cammino realmente umano, un cammino fatto di reciproci ascolto, comprensione, valorizzazione.

Oggi le persone sono più devote a Facebook, Whatsapp, Instagram, Twitter e simili, di quanto lo fossero gli antichi per gli dèi e le forze sovrannaturali... però i social non sono buoni, nemmeno quando vengono usati a fin di bene, visto che ormai sono diventati uno strumento per reprimere sul nascere l'esercizio delle libertà democratiche (anche nei paesi cosiddetti democratici).

Suggerisco di guardare questo video con attenzione, dopodiché sarà ancora più chiaro il senso della poesia in calce.

DOWNLOAD MP4

Senza volto

Nelle illusioni
d'un tempo cronofagico,
tinto d'isolamento
in un continuo fluire,

andiamo e veniamo
senza un incontro vero,
senza mai approfondire
i perché del nostro divenire.

Nella densa foschia
ci muoviamo,
ci sfioriamo,
a volte persino amiamo,

ma il capo è mascherato,
verso terra inclinato,
e nel volto che davvero abbiamo
non ci guardiamo.


(Francesco Galgani, 26 ottobre 2016)

L'impegno ultimo a cui siamo tutti tenuti: Non Uccidetevi

Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2016

Fiori di Pace«Desidererei suggerire che una formulazione ragionevole e approssimativa di questo ordine morale soggettivo, o verità ultima, è che le persone sono importanti in quanto sono tutte legate da una connessione universale che trascende la loro esistenza individuale.» (1)

«Io sono una persona. Tu sei una persona. Senza di te io non sono una persona, perché solo grazie a te il linguaggio è una cosa possibile, e solo tramite il linguaggio è possibile il pensiero, e solo tramite il pensiero è possibile essere uomini. Tu mi hai reso importante. Perciò io sono importante e tu sei importante. Se io svaluto te, svaluto me stesso. Questo è il fondamento razionale dell'atteggiamento IO SONO OK – TU SEI OK. Solo grazie a questo atteggiamento siamo persone invece di cose. La restituzione all'uomo della sua dignità di persona che gli spetta di diritto è il tema della redenzione, o riconciliazione, o illuminazione spirituale, che è il punto culminante di tutte le grandi religioni mondiali. Questo atteggiamento esige che siamo responsabili l'uno per l'altro e l'uno di fronte all'altro, e questa responsabilità è l'impegno ultimo a cui siamo tenuti tutti in egual misura. Da esso possiamo innanzitutto dedurre l'imperativo Non Uccidetevi.» (2)

Il libro “Io sono OK, Tu sei OK”, da cui ho estratto questi due paragrafi, è stato scritto da uno psichiatra americano nel 1967. Contengono un messaggio che, secondo me, è nel nostro interesse non scordare mai. La connessione universale di cui lui parla è raffigurata nel Buddismo dalla “rete di Indra”: sospesa sopra la reggia del dio Indra, simbolo delle forze naturali che nutrono e proteggono la vita, vi è una vastissima rete. A ognuno dei suoi nodi è legato un gioiello. Ogni gioiello riflette in sé l’immagine di tutti gli altri, rendendo la rete meravigliosamente luminosa. Questa intensa immagine illustra il concetto di “origine dipendente”, una dottrina buddista fondamentale che rivela la coesistenza di tutte le cose nell’universo, inclusi gli esseri umani e la natura, in una relazione di interdipendenza. Ogni gioiello, per come io mi immagino questa rete, rappresenta un essere vivente.
Le conseguenze di questo modo di vedere sono di straordinaria importanza soprattutto nel campo etico: affermare che tutti gli esseri viventi e i loro ambienti sono legati indissolubilmente, e che la loro essenza non è assoluta ma “di relazione”, porta al rispetto di ogni individuo e dei suoi diritti connaturati, porta a vivere e ad agire senza distinguere l'altrui dalla propria felicità.

Su questo tema, invito i miei lettori a rileggere la pagina “L'ultima guerra - Non è guerra di religione - Un vero uomo non odia nessuno”, che sicuramente potrà ispirare tante riflessioni.

Grazie,
Francesco Galgani,
12 novembre 2016

(1) Thomas A. Harris, “Io sono OK, Tu sei OK – Guida all'Analisi Transazionale – Come vivere al meglio il rapporto con gli altri”, BUR Rizzoli, quinta edizione 2016, ISBN 9788817070478, pag. 291. Titolo originale: “I'm OK – You're OK”, 1967

(2) Ibidem, pagg. 294–295

Insultare è come uccidere

Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2017

«La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore.»
(Nichiren Daishonin, Gosho di Capodanno)

«[...] ma, noi siamo abituati a insultare, è come dire “buongiorno”. E quello è sulla stessa linea dell’uccisione. Chi insulta il fratello, uccide nel proprio cuore il fratello. Per favore, non insultare! Non guadagniamo niente».
(papa Francesco, Angelus del 13 febbraio 2017)

L'illusione di conoscere la realtà

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2017

«Ieri ho visto una scena terribile: un grosso cane lupo - ma forse era proprio un lupo - che cercava di azzannare una bambina. Questa non aveva il coraggio di scappare perché sapeva che l'animale era molto più veloce di lei. Per difendersi gli ha dato prima da mordere una specie di coperta, già a brandelli, poi, vedendo che quello non desisteva, ha cercato di distrarlo buttando lontano la palla con cui giocava. Questo per due o tre volte, infine la bambina, terrorizzata, mentre l'altro aggrediva la palla, si è nascosta dietro un albero, ma invano... Non so come è andata a finire perché sono corso via a chiedere aiuto».

Oppure:

«Ieri ho visto una scena deliziosa: una bambina che giocava con un cane lupo più grosso di lei. Cercavano di strapparsi a vicenda una vecchia coperta a brandelli, ma si vedeva chiaramente che il cane tirava piano per non far cadere la bambina. Poi lei ha cominciato a lanciargli una palla e quello correva a riprenderla. Questo per due o tre volte, finché la bambina si è nascosta dietro un albero, e il cane per un po' ha fatto finta di non vederla... A una certa distanza c'era un altro bambino che evidentemente avrebbe voluto giocare anche lui, ma qualcuno deve averlo richiamato, perché un certo punto è corso via».

Storielle che aprono la mente anche a bambini molto piccoli: non ci sono soluzioni precostituite su qual è il modo corretto di interpretare [la realtà]. Te lo devi cercare da solo.

(tratto da un'intervista a Boris Porena, pubblicata sulla rivista "Buddismo e Società" n. 162, gennaio / febbraio 2014)

Non esiste una realtà, non esistono fatti oggettivi: esiste piuttosto il nostro personale modo di interpretarli. Noi non percepiamo e interpretiamo il mondo in un certo modo perché la realtà è in un certo modo, ma innanzitutto perché noi, in un certo momento, siamo fatti in un certo modo e ci troviamo in un certo stato psico-fisico e relazionale.

Mi tornano a mente le parole che Bud Spencer, nel ruolo di Bulldozer (film del 1978), disse a un giovane: "Non dar credito a quello che gli altri dicono, ma impara a cercarti da solo la verità".

Francesco Galgani,
19 marzo 2017

La condizione umana: problemi, reazioni, soluzioni

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Riporto in questa pagina l'articolo "Divagazioni sull'uomo", di Giulio Ripa. Il titolo che ho scelto per presentare questa pagina - "La condizione umana: problemi, reazioni, soluzioni" - è sicuramente molto impegnativo, inserendosi in una discussione millenaria che non avrà mai termine. Vorrei avvertire i lettori che questo articolo di Giulio Ripa è naturalmente completato da "La sindrome di Prometeo ovvero i limiti del desiderio", scritto dallo stesso autore.

Del suo articolato pensiero, mi ha attirato il fatto che alla visione imperante consumistica, che di per sé è irrazionale e autodistruttiva, viene proposta in alternativa la "sobrietà" come risposta adeguata alla difficoltà del vivere e di conoscere se stessi. La sobrietà non è un mero contenimento dei desideri, ma una loro trasformazione verso qualcosa di più grande e al tempo stesso più sintetico, più essenziale, meno dispersivo. In questo ritorno alla vera natura spirituale ed emotiva dei desideri, io vedo una gabbia, una prigione da cui è assai difficile evadere: la prigione degli atteggiamenti e delle opinioni. Nella sua folle razionalità, l'essere umano è capace di argomentare ciò che pensa, di giustificare (innanzitutto a se stesso) i propri comportamenti, ma raramente è capace di capirli veramente e di cambiarli per viver meglio, soprattutto se li ha agganciati al proprio senso di identità.

Una volta creata un’opinione, la mente umana si affeziona ad essa e cerca in tutti i modi di preservarla. Non basta incrementare la quantità di informazioni su un dato argomento per cambiare opinione su di esso, perché la mente non è permeabile a tutte le informazioni e non è predisposta a riceverle tutte indistintamente: di solito selezioniamo solo quelle informazioni che confermano le opinioni che già avevamo e non ci facciamo condizionare dalle informazioni contrarie. Ciascuno di noi può irrigidirsi su una posizione, fissarsi su una scelta, anche se non è realistica né autentica, ma frutto di condizionamento o mode transitorie. Anche quando sarebbe opportuno (nel nostro stesso interesse) cambiare tale posizione, generalmente ci opponiamo a ogni cambiamento, azionando una modalità di pensiero tutt'altro che razionale. Innanzitutto sono le emozioni a muoverci e a indirizzare i nostri ragionamenti. Spesso cadiamo in posizioni rigide e intransigenti anche per la confusione indotta dalla complessità della vita, confusione che ci rende più seducibili dalle mode e che ci predispone verso soluzioni-ancoraggio a cui aggrapparci per non farci risucchiare da un caos intollerabile. Le pressioni sociali ci manipolano continuamente. Solo una presa di consapevolezza delle nostre prigioni mentali può aiutarci a liberarcene, per poi attuare "veri" cambiamenti di vita.

Buona lettura di questo e di altri articoli di Giulio Ripa, tutti riuniti nel suo archivio.

Francesco Galgani,
26 marzo 2017

Il potere delle parole, degli stati d'animo, delle intenzioni

Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2017

Noi siamo composti per tre quarti di acqua.

Tra i vari esperimenti condotti da Masaru Emoto, che ha fotografato come reagisce l'acqua in base alle parole a cui è sottoposta, c’è anche il curioso esperimento della Consapevolezza del Riso.

In questo esperimento, il Dr. Emoto ha messo del riso cotto in tre vasi sigillati: ha scritto delle parole su ogni vasetto ed ha incaricato dei bambini di una scuola di leggere le etichette scritte sul barattolo ogni giorno quando vi passavano davanti. Sul primo vasetto aveva scritto "Ti Amo" e ogni giorno i bambini glielo ripetevano ad alta voce. Sul secondo vaso aveva scritto "Ti odio" e anche a questo i bambini lo ripetevano ogni giorno. Il terzo vaso non aveva etichette ed è stato messo da parte e ignorato. Dopo poche settimane, il riso nel primo barattolo sembrava fresco come il giorno in cui era stato sigillato. Il riso nel secondo barattolo era muffo e marcio.  Tra lo stupore generale, anche il riso nel terzo vaso era completamente marcio.

Noi siamo fatti principalmente di acqua, ricordiamocelo. Le parole che usiamo, le intenzioni che abbiamo e i nostri stati d'animo influiscono sulla nostra e sull'altrui salute. E' meglio percorrere la vita dell'Amore e della Gratitudine, piuttosto che altre strade.

Francesco Galgani,
13 agosto 2017

Masaru Emoto - Cristalli di acqua

La legge della vita umana è la legge dell'amore (Tolstoj, "Lettera ad un indù")

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2017

Riporto parte di uno scritto di Lev Tolstoj che mi ha colpito molto e che mi ha ispirato molte riflessioni, anche una poesia. Questo scritto influenzò molto il pensiero di Gandhi, che rispose a Tolstoj chiedendogli il permesso di ripubblicare la lettera in questione (come documentato nel libro che ho riportato come fonte). Riporto poi in calce alcune parole su Tolstoj e sull'importanza che ebbe per la sua gente.

Tratto da "Lettera ad un indù", di Lev Tolstoj (fonte: "Gandhi", pag. 109-110, di Yogesh Chadha, traduzione di Mario Prayer, supplemento a Famiglia Cristiana n. 26 del 30 giugno 2002, editore Mondadori, ISBN 9788804473534):

«Solo liberandosi dalla credenza nei vari Ormuzd, Brahma, Sabaoth, nelle loro incarnazioni in Krishna e nei Cristi, dalla credenza nel paradiso e nell’inferno, negli angeli e nei demoni, dalle reincarnazioni e dalle resurrezioni, dall’idea dell’intromissione di Dio nell’esteriore vita terrena; liberandosi soprattutto dal riconoscimento dell’infallibilità dei vari Veda, Bibbie, Vangeli, Triptaka, Corani, ecc.; liberandosi al tempo stesso dal credere ciecamente nelle varie dottrine scientifiche su atomi e molecole infinitamente piccoli e su mondi infinitamente grandi e infinitamente remoti, sui loro movimenti e sulle loro origini, sulle forze [che li governano]; liberandosi dalla fede cieca nella certezza di sedicenti leggi scientifiche cui l’umanità dovrebbe essere soggetta: le leggi storiche ed economiche, le leggi della lotta e della sopravvivenza, ecc.; solo liberandosi della terribile accumulazione di oziosi esercizi delle facoltà inferiori della mente e della memoria che vengono chiamati scienza, da tutte le innumerevoli suddivisioni di ogni sorta di storie, antropologie, omiletiche, batteriologie, giurisprudenze, cosmografie, strategie - il loro nome è legione -; solo liberandosi da tutta questa zavorra rovinosa e intossicante, allora quella legge dell'amore, semplice, chiara, accessibile a tutti, così connaturata all'umanità, che solve tutte le domande e tutte le incertezze, diventerà da se stessa evidente e vincolante...
L'indù, al pari dell'inglese, del francese, del tedesco e del russo, non ha bisogno di costituzioni, rivoluzioni, conferenze di sorta, congressi, di nuove e ingegnose invenzioni per navigare sott'acqua o per volare nell'aria, di esplosivi potenti o di comodità di ogni genere per il piacere delle classi ricche e dominanti: non di nuove scuole, di università in cui si insegnano innumerevoli scienze, né dell'aumento dei giornali e dei libri, e dei grammofoni e dei cinematografi, né di quelle stupidaggini puerili e per lo più corrotte che vengono chiamate arti. Una sola cosa è necessaria, la conoscenza di quella semplice, chiara verità che giace sul fondo dell'animo di ogni uomo che non sia offuscato dalle superstizioni religiose e scientifiche: che la legge della vita umana è la legge dell'amore, la quale dà la suprema felicità a ogni singolo uomo e all'umanità intera.» 

E adesso, due parole su Lev Tolstoj (fonte: La Nuova Rivoluzione Umana – Puntata 63, vol.30 Capitolo III: Slancio impetuoso):

«[...] Il giorno seguente si recò presso la casa museo di Lev Tolstoj, a Mosca. La dimora del grande scrittore, conservata così com’era nel diciannovesimo secolo, era una costruzione di due piani in legno, il cui pavimento scricchiolava evocando i ricordi del passato. Tolstoj aveva trascorso gli ultimi diciannove anni della sua vita in quella modesta abitazione. Nel suo studio si conservavano un tavolo, una sedia, un portapenne, una boccetta d’inchiostro e altri oggetti, così come lui li aveva lasciati. Vi era esposta anche l’accetta con cui tagliava la legna per la stufa, e il grembiule che era solito indossare per quel lavoro. In quella casa erano nati molti dei suoi capolavori, tra cui Resurrezione, una delle sue ultime opere più famose.  La delegazione entrò nel museo. Nell’austero edificio con i soffitti alti tipici del periodo in cui visse l’autore, erano conservati i componimenti di Tolstoj ai tempi delle elementari, il diario che aveva tenuto fino alla fine dei suoi giorni, i manoscritti di opere quali Guerra e pace e Anna Karenina, una statua e alcuni suoi ritratti. In particolare attirò l’attenzione di Shin’ichi un fermacarte di vetro verde posto accanto a una bozza in cui si notavano alcune parti censurate. Sulla superficie erano state impresse numerose firme ed espressioni di ammirazione rivolte allo scrittore. Era un dono degli operai di una vetreria. «Lei si è costruito lo stesso destino di numerosi grandi precursori dell’epoca», «Il popolo russo la annovera tra le grandi personalità, così care e preziose, e sarà eternamente il nostro orgoglio». Mentre si prodigava per sostenere le persone in stato di indigenza, Tolstoj aveva impugnato la penna per lottare contro le falsità e l’ipocrisia di una chiesa e di un governo caduti nella corruzione. Per tali ragioni le sue opere furono sottoposte a una severa censura, la pubblicazione venne ostacolata ed egli finì per essere scomunicato dalla chiesa. Ma il popolo infuriato lo difendeva e lanciava potenti grida di giustizia. Quel popolo risvegliato che aveva smascherato gli inganni dei religiosi dell’epoca, ricercava una religione che si ponesse dalla parte del popolo, degli esseri umani. Le persone sagge sanno discernere accuratamente tra le religioni.»

La legge dell'Amore (poesia)

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2017

La legge dell'Amore

Tra opulenza e povertà,
vedo la miseria
tra le pieghe della società,

a volte mascherata,
altre più evidente,
specie nella faccia
di chi più ha niente.

Penso a Gandhi,
alla forza reale
di chi mai accetta
di servir quel male

che separa le persone,
violenta gli onesti,
sputa veleni
con scopi perversi.

La soluzione c'è,
oltre le apparenze
il Cuor sa dov'è...

sotto la zavorra
d'un vivere indecente,
oltre collera e stupidità
che deturpano la gente.

Vera povertà
è amarissimo regalo
dell'umana avidità,

l'unica ricchezza
si trova nell'Amare,
dove c'è virtù vera
Vita sa ringraziare.

(Francesco Galgani, 24 agosto 2017)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/679-la-legge-dellamore

Ogni giorno è un giorno fortunato! ;-)

Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2017

Ogni giorno è un giorno fortunato! ;-)

A volte troppo distratti
per gioire della Vita,
per coglierne l'Essenza,

nei bambini che giocano,
nella Luna sul mare,
nell'Amore universale

che qui ci vuole,
per Amore e Lodare,
e sempre Ringraziare,

perché ogni persona
è un mondo speciale,

perché ogni vivente
anela d'Amare.

(Francesco Galgani, 27 agosto 2017)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/680-ogni-giorno-e-un-giorno-fortunato--

Per chi ama gli animali...

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2017

E se fosse dentro di te il Piccolo Hiawatha?

DOWNLOAD MP4

cartone animato di Walt Disney (1937)

In omaggio a Jiddu Krishnamurti

Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2017

«C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.»
(Jiddu Krishnamurti, citazione tratta da Wikipedia)

Alla ricerca della verità… oltre la politica, oltre la religione

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2019

Stamani stavo leggendo l’ennesima dimostrazione di come siano ritoccate o censurate le notizie sui media tradizionali, con lo scopo, evidentemente, di indirizzare i pensieri (e quindi il voto politico) delle persone in una certa direzione. Tra i vari commenti ad un articolo apparso oggi sul blog di Beppe Grillo, intitolato “Il patto sui media contro il MoVimento 5 Stelle”, mi ha colpito questa esternazione, probabilmente banale, ma efficace nella sua sinteticità: «Quando un direttore di giornale omette, declassa o storpia una notizia lo fa con un unico pensiero: i miei lettori sono una massa di idioti manipolabili. Fine.»

Ma andiamo oltre… in questo mio articolo non voglio parlare di quanto sia imbavagliata e ingiusta la stampa nostrana, ne ho già scritto abbastanza nel mio blog. Mi interessa invece soffermarmi su un altro aspetto della questione: “Che cos’è la verità?”.

Nel titolo del presente articolo ho scritto “oltre la politica, oltre la religione”, perché ho l’impressione che il fatto di schierarsi (nel senso di identificarsi) con un partito politico e il fatto di aderire (anche in questo caso nel senso di identificarsi) ad una religione spesso possano avere tratti in comune sul lato del fanatismo… specialmente quando i diretti interessati ritengono il proprio in-group depositario di qualcosa che il resto del mondo non ha. Il fanatismo politico, religioso o di altro genere ha sempre le proprie basi in qualcosa che riguarda la “verità”.

Qualcuno fa della ricerca della verità il proprio scopo di vita, ritenendo “la verità” (come se ne esistesse una) il massimo valore verso cui tendere. Altri, più semplicemente, accettano come vera la verità ricevuta da altri, risparmiandosi il calvario che la ricerca della verità potrebbe comportare.

Ritorno però alla domanda centrale: “Che cos’è la verità?”

Secondo la mia opinione, qualsiasi verità è autorefenziale (o riconducibile ad altre verità autorefenziali), nel senso che, in ultima analisi, è vero ciò che riteniamo tale... né più, né meno. La verità non è una proprietà intrinseca di un pensiero, di un fatto o di una serie di eventi, è piuttosto un’attribuzione “esterna” operata dalla mente umana su ciò che essa è in grado di concepire, allo scopo di agevolare se stessa. La mente umana, infatti, “ha bisogno” di “possedere” alcune verità per il proprio funzionamento, ma tale attribuzione di verità è e rimane arbitraria.

Il pensiero scientifico, da Galileo in poi, si basa sulla ricerca della verità, ma accetta di non poter mai giungere ad essa. La scienza non elargisce verità ed è sempre pronta a mettere in discussione ogni suo assunto… o almeno così dovrebbe essere, altrimenti, più che di scienza, dovremmo parlare di religione. Con questo intendo dire che i dogmi religiosi sono verità assiomatiche, ad es., come affermato da Ariel Di Porto, rabbino capo della Comunità Ebraica di Torino, l'esistenza di Dio non può essere dimostrata, ma deve essere considerata al pari di un assioma (fonte: "Incontro con i teologi, 6 marzo 2016, trascrizione ufficiale del convegno", pag. 15).

A proposito di assiomi, la matematica è serva e regina di tutte le scienze, ma la matematica non contiene in sé alcuna verità: essa si basa su pochi assiomi ritenuti arbitrariamente veritieri, ma nessun assioma è intrinsecamente vero o falso. La matematica è proprio la dimostrazione per eccellenza dei limiti della ragione umana. A tal proposito, mi viene a mente il primo teorema di incompletezza di Kurt Gödel, il quale dimostra che qualsiasi sistema che permette di definire i numeri naturali è necessariamente incompleto: esso contiene affermazioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità. In altre parole, non è mai possibile giungere a definire la lista completa degli assiomi che permetta di dimostrare tutte le verità.

In sintesi, tutte le scienze si basano in qualche modo sulla matematica, ma la matematica non contiene verità o falsità assolute, ma soltanto affermazioni ritenute vere o false in base a ciò che può essere dedotto dagli assiomi, i quali sono assunti come veri soltanto per “comodità”.

Tornando dalla matematica alla vita di tutti i giorni… non è forse la stessa cosa? Non assumiamo come vero ciò che ci fa comodo ritenere tale? Ciascuno di noi non “possiede”, consciamente o inconsciamente, alcune “verità ultime indimostrabili” che, similmente agli assiomi matematici, ci aiutano a comprendere il mondo e a prendere delle decisioni?

Non esiste "la verità". Esistono infinite parziali verità, tutte da relativizzare. Ogni affermazione del tipo “La verità è...”, in questa mia ottica sicuramente opinabile, è priva di senso.

Come scrissi nel mio precedente articolo “L'illusione di conoscere la realtà”, mi tornano a mente le parole che Bud Spencer, nel ruolo di Bulldozer (film del 1978), disse a un giovane: «Non dar credito a quello che gli altri dicono, ma impara a cercarti da solo la verità».

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
15 ottobre 2017

P.S.: Sullo stesso tema, segnalo il mio articolo successivo "Alla ricerca della scienza..."

Alla ricerca dell'intelligenza "naturale"... ben oltre quella "artificiale"

Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2017

Dopo i miei precedenti articoli "Alla ricerca della verità... oltre la politica, oltre la religione" e "Alla ricerca della scienza...", stavolta sono alla ricerca dell'intelligenza nel suo posto "naturale", cioè nelle svariate forme di vita che rendono prezioso il nostro pianeta... e tra queste, magari, anche negli esseri umani.

Per l'appunto proprio oggi stavo leggendo che ormai l'intelligenza artificiale ha "superato" (?!) quella umana o, per dirla più correttamente, si sta sviluppando autonomamente facendo a meno degli esseri umani e delle loro conoscenze, percorrendo un proprio sentiero dalle conseguenze abbastanza inquietanti. Mi riferisco, nello specifico, a quanto è scritto nell'articolo "Google, la IA può fare a meno dell'uomo", in cui leggiamo che «non usando dati umani o esperienza umana sotto ogni profilo, abbiamo rimosso i limiti della conoscenza umana».

Onestamente ho serissime perplessità sul fatto che l'essere umano possa creare un'intelligenza migliore della propria in un macchina, nel senso più esteso e complesso che il concetto di "intelligenza" può assumere... Ritengo anche fuorviante considerare i limiti umani essenzialmente come limiti legati alla "conoscenza": gli antichi saggi, come ad es. il Budda storico vissuto in India due millenni e mezzo fa circa, disponevano sicuramente di una "quantità" di conoscenze inferiori a quelle di una persona contemporanea mediamente istruita, eppure... ciò di certo non rappresentò un limite alla loro capacità di vivere pienamente la vita, di amarla, di lodarla, di ringraziarla e di dare un senso profondo alla propria esistenza.

Più che preoccuparsi di superare i limiti della propria intelligenza, secondo la mia modesta opinione, l'essere umano contemporaneo potrebbe invece concentrarsi sul provare a superare i limiti della propria stupidità autodistruttiva, vista la condotta suicida da parte della specie umana, che sta distruggendo senza sosta il proprio ecosistema (e quindi la propria possibilità di vita), generando al contempo guerre su guerre e creando tanta povertà e sofferenza ovunque.

In un altro articolo, intitolato "Cassandra Crossing/ Il vero, il falso, la guerra e la cultura", sempre a proposito di intelligenza artificiale, leggiamo che:

«[...] L'Intelligence americana è preoccupata che nel prossimo futuro, grazie all'Intelligenza Artificiale, possa essere prodotto materiale informativo falsificato di qualità indistinguibile da quello vero, e in quantità talmente massiccia da poter essere usato per "corrompere" la conoscenza preesistente.
Ovviamente questo viene inquadrato in un contesto di supremazia presente, nonché di conquista e mantenimento della supremazia futura, in un nuovo settore strategico. [...]
La cosa inquietante, anzi preoccupante per i normali essere umani, è considerare le conseguenze di una guerra informativa su larga scala, combattuta generando grosse quantità di informazioni false indistinguibili da quelle vere. [...]
Come distinguere il vero dal falso dopo una "catastrofe informativa"? Come ripristinare la cultura "vera" dopo una "guerra informativa globale"?
E ancora... Sarebbe possibile "ricostruire la cultura" o dobbiamo prendere in considerazione la possibile fine della cultura come oggi la conosciamo, una "estinzione della verità" equivalente ad un mondo spopolato da una guerra termonucleare globale?
In tutta sincerità, "sic stantibus rebus", non è mai troppo presto per occuparcene.»

Orbene, qualcuno dei miei lettori ha visto il film "Sesso e Potere"? La problematica affrontata è la stessa, e senza bisogno di intelligenza artificiale.

Se continuiamo così, allora stiamo continuando a prenderci in giro. Ho l'impressione che tutta questa intelligenza artificiale serva a rendere ancora più deleteri i limiti esistenziali di alcuni esseri umani, andando ad amplificarne gli aspetti negativi legati all'avidità, alla malata ossesione per il potere e per i soldi, al disprezzo per la vita altrui.

Non abbiamo bisogno di intelligenza "artificiale" per migliorare le nostre esistenze e contribuire a migliorare le sorti dell'umanità. Abbiamo già tutto ciò che ci occorre e che ci è connaturato.

Francesco Galgani,
30 ottobre 2017

Non c'è più tempo

Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2018

Non c'è più tempo

Non c'è più tempo per non Amare

Non c'è più tempo per stare divisi

Non c'è più tempo per sentirci separati

Non c'è più tempo per sentirci soli, giacché mai lo siamo stati

Non c'è più tempo per dimorare nell'Ego

Non c'è più tempo per dividere, ne rimane soltanto per unire

Non c'è più tempo per lamentarci

Non c'è più tempo per non ascoltare la nostra Anima

Non c'è più tempo per odiare, per disprezzare, per giudicare

Non c'è più tempo per nuocere

Non c'è più tempo per cercare una verità diversa dall'Amore

Non c'è più tempo per avere nemici né per essere nemici: non esiste il nemico, esistono soltanto l'orgoglio e l'ignoranza

Non c'è più tempo per dare voce, dare forza e prestare il fianco alla nostra arroganza

Non c'è più tempo per cercare un potere diverso dall'Amore che tutto unisce e che a tutto e a tutti dà salute, forza, vigore e gioia di vivere

Non c'è più tempo per credere in un Dio che giudica e condanna, giacché Dio mai ha giudicato qualcuno, l'unica cosa che ha fatto è chiedere di Amare la vita. Dio altro non è che l'unione delle nostre Anime, ovvero l'insieme del meglio e della verità che è in ognuno di noi.

Non c'è più tempo per credere in un amore possessivo, non c'è più tempo per le gelosie o per la paura di perdere qualcosa: chi Ama veramente è parte di ciò che Ama e comprende la profonda interconnessione di tutte le cose, di tutte le persone, di tutte le forme di vita e di non vita.

Non c'è più tempo per credere alla propaganda, alla televisione, alla scuola, alla scienza non guidata dal cuore e alle religioni in cui qualcuno sta in alto e gli altri stanno in basso

La volontà di Dio è semplice e giusta: ama la vita, loda la vita, ama le persone, gli animali, le piante, le cose, ama quel che sei, ama quel che fai, sentiti unito al tutto, sentiti parte di una grande vita che comprende anche tutte le altre vite, e contribuisci meglio che puoi, con i tuoi talenti, a questa grande vita universale. Questa è esattamente la volontà della mia Anima, della tua Anima.

Non c'è più tempo per non attingere alla giustizia, alla verità,  al bene e alla divinità che è in ciascuno di noi

Siamo sull'orlo di un precipizio: non c'è più tempo per non cambiare, non c'è più tempo per non rivelare ciò che realmente siamo

Non c'è più tempo per non lasciarci guidare dalla nostra Anima e per non mettere a tacere un Ego avvelenato dai giudizi, dalla separazione, dalla cultura di morte di questa società malata

Non c'è più tempo per essere frammentati nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti, nella nostra visione del mondo e delle cose

Non c'è più tempo per avere paura 

Non c'è più tempo per non avere la massima fiducia nella vita e nelle persone

Non c'è più tempo per non essere pienamente coerenti e per non vivere bene

Non c'è più tempo per non iniziare ogni giornata con tanta gratitudine e gioia

Non c'è più tempo per non assaporare la grande pace che deriva dall'assenza di giudizio, che a sua volta nasce da una profonda visione e comprensione delle cose

Non c'è più tempo per la collera, per l'avidità e per la stupidità

Non c'è più tempo per dire "no" alla vita

Non c'è più tempo per credere che il mondo sia ingiusto, perché in realtà tutto è come è perché deve essere esattamente com'è: nessuno di noi può giudicare né comprendere le infinite cause che hanno portato alla situazione attuale, ma ciascuno di noi può fare la sua parte per un presente vissuto bene e un futuro migliore

Non c'è più tempo per non adempiere alla nostra missione, così come ogni cellula del nostro corpo adempie alla sua missione per il bene e per l'unità di tutto l'organismo

Lo so: in questo grande organismo molte cellule sono malate e confuse, ma adesso è il tempo di guarire

Non c'è più tempo per non rivelare la verità splendida che è in ciascuno di noi

Grazie

Francesco Galgani,
17 febbraio 2018

È il tempo di pensare se hai tempo!!! (di Alessandro Pacenti)

Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2018

Rapporto con il tempoBreve storia ma significativa per capire il pessimo rapporto che abbiamo con il "tempo". 

Vado dal primo benzinaio per gonfiare una ruota della bicicletta e chiedo se è possibile farlo. 

La risposta è: «Sì, ma adesso non ho tempo, passi più tardi».

Al che mi giro in cerca di un ipotetica persona in fin di vita, che il benzinaio doveva massaggiare fino al momento dell'arrivo dei soccorsi.

Beh, non c'era nessun bisognoso nei paraggi.

Pensavo agli 11 secondi di orologio, i quali un essere umano non è più capace né di dare né di gestire, perché lo percepisce come tempo perso.

Quindi mi è venuto da pensare al disagio che spesso sentiamo quando paghiamo un professionista per un lavoro e ci sentiamo e ci fa sentire come se gli stessimo rubando del tempo prezioso, mentre in realtà abbiamo pagato per il suo tempo.

Quindi, figuriamoci 5 secondi in modalità del tutto gratuita.

Tutto ciò è strano, in una società dove l'aiuto della tecnologia dovrebbe aumentare il tempo.

Quindi senza scomodare i grandi tomi della filosofia passata e neppure i poket book new age di autoaiuto, credo basterebbe pensare a:

Che rapporto abbiamo con il tempo?

Cosa significa spendere bene il nostro tempo?

Infine, cosa è il tempo?

Mettere il cambio in folle, spegnere il motore, e cercare di capire perché ci sentiamo "schiavi del tempo" sarebbe una piccola grande soluzione.

(Alessandro Pacenti)

Giorno per giorno di Daisaku Ikeda (web-app)

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2019

Piccola web-app per leggere la guida "Giorno per giorno" di Daisaku Ikeda:

https://www.informatica-libera.net/giorno-per-giorno-ikeda/

Per chi usa Google Chrome su Android o Safari su iPhone, è installabile nella home. E' installabile anche da Google Play (con in più la funzionalità di sharing). Apple, invece, ne ha rifiutato la pubblicazione nel suo App Store.

La Legge della Relatività dei Punti di Vista

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2019

Una delle leggi della Fisica è che non è possibile superare la velocità della luce. La prendo per vera, ci hanno già pensato altri a dimostrarla. Piuttosto… stavo pensando una cosa…

La velocità, in senso assoluto, non esiste, nel senso che è sempre relativa a qualcos’altro. Ad es., un passeggero seduto all’interno di un treno in movimento a che velocità si sta muovendo? Beh, ovviamente dipende dal punto di vista: rispetto al suolo sotto il vagone, la sua velocità è uguale a quella del treno, mentre rispetto al vagone la sua velocità è zero (perché ho ipotizzato che è seduto). Fin qui nulla di straordinario…

A ben vedere, però, si potrebbe obiettare che sia normale prendere come punto di riferimento per la velocità qualcosa di “fermo”. Peccato, però, che nell’universo non ci sia nulla di fermo, o meglio, qualcosa può essere considerato fermo (cioè a velocità zero) solo se si sta muovendo nella stessa direzione e verso di ciò che prendiamo come punto di riferimento. Come nell’esempio precedente, il passeggero è fermo solo nel senso che si sta muovendo nella stessa direzione e verso del treno. Al tempo stesso, il suolo è fermo? Direi proprio di no, tutti sanno che la Terra si muove sia su se stessa, sia intorno al Sole. Il Sole è fermo? No, si muove insieme a tutta la galassia. E così via… qualunque punto di riferimento non è fermo in senso assoluto, quindi qualunque cosa può essere legittimamente presa come punto di riferimento per il calcolo di una velocità. Anche fin qui, nulla di straordinario…

Continuando questo ragionamento, prendiamo come punto di riferimento per il calcolo della velocità di me stesso, mentre scrivo al computer queste riflessioni, un fotone che si sta muovendo dal Sole verso la Terra. Qual’è la mia velocità rispetto al fotone?

Semplice: il fotone, essendo il nostro punto di riferimento, è fermo (rispetto agli altri fotoni che si stanno muovendo insieme a lui nella stessa direzione e verso), mentre io mi sto muovendo alla velocità della luce “verso di lui”. Chiaro? Se poi, invece di starmene seduto al computer, salgo su un ascensore e comincio a salire andando incontro al fotone, la mia velocità, che prima era pari a quella della luce, la supera, seppur di poco. Ovvio, no?

Questa è la Legge della Relatività dei Punti di Vista, con la quale ho superato (di poco) la velocità della luce.

Potrei concludere qui… e invece preferisco concludere con un altro esempio per chi desiderasse superare di molto la velocità della luce. Basta prendere due puntatori laser direzionati lungo la stessa linea, ma con verso opposto: prendendo come punto di riferimento uno qualsiasi dei fotoni del primo laser, i fotoni del secondo laser si muoveranno al doppio della velocità della luce rispetto ad esso (in questo caso, il segno della velocità sarà positivo se i due laser puntano l’uno verso l’altro, negativo altrimenti).

E se volessi ottenere una velocità pari al triplo di quella della luce? Lascio questo esercizio ai miei lettori dotati di fantasia. Quel che spero di essere riuscito a comunicare è che i nostri punti di vista possono essere molto illusori perché tremendamente agganciati a ciò che conosciamo: cambiando punto di vista, anche ciò che sembra impossibile può essere superato. E questo, ovviamente, non vale solo per la velocità della luce.

A proposito di velocità della luce, il ragionamento fin qui esposto contiene una contraddizione tra la tesi iniziale (l'impossibilità di superare la velocità della luce) e la sua conclusione (velocità della luce superata). Ne segue che una parte di questo ragionamento è sbagliata (o che è sbagliata l'ipotesi iniziale), proprio perché "agganciata a ciò che conosco". I nostri ragionamenti possono essere molto fallaci se si basano su conoscenze, deduzioni o ipotesi che a loro volta sono incompleti, inesatti o falsi. Non solo: da un punto di vista strettamente logico, da una ipotesi falsa si può arrivare a qualsiasi conclusione, ovvero è possibile dimostrare tutto ciò che vogliamo, anche in contrasto con la realtà, se ci basiamo su ipotesi che non sono corrette nel senso di aderenti alla realtà. Qui però si aprirebbe un altro discorso su cosa è reale e cosa no, e sul fatto che non è reale ciò che è reale ma ciò che noi riteniamo tale... ma ora davvero mi fermo qui.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
23 aprile 2019

Fortuna o sfortuna... vedremo!

Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2019

Fortuna o sfortuna... vedremo!

Cerchiamo di relazionarci con gli aspetti positivi di noi stessi e degli altri.

Fonte del video seguente: https://www.youtube.com/watch?v=uK8i89rii7M
curato da: https://ngalso.org/it/

Nel video, dopo un breve canto di alcuni minuti, Michel Rinpoche (maestro buddista) espone le sue riflessioni e i suoi consigli sul tema della lamentela, della critica e del giudizio. Al termine, conclude con mezz'ora di meditazione guidata.

DOWNLOAD MP4

Un degno rappresentante...

Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2019

Un degno rappresentante di chi veramente Ama la vita e sue Creature. Grazie!

fonte: https://www.youtube.com/watch?v=0gwOzzGibsg

DOWNLOAD MP4

Pratica meditativa e guarente della gratitudine

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019

(Questa "Pratica della Gratitudine" è corredata di un'app di ausilio per Android)

NamastéI bambini vivono in un mondo sognante dove tutto è sacro, in cui la logica non esiste e dove non servono pensiero e concetti, ma solo cuore e sentimento.
Lo stesso vale per questa pratica della gratitudine, dove lo sguardo adulto e consapevole si fonde con l'innocenza e sacralità del proprio bambino interiore.
Questi spunti di meditazione interiore sono esempi di partenza, da personalizzare come si desidera, perché ogni giorno, in ogni momento, abbiamo sempre qualcosa per cui essere grati.

In calce ho aggiunto alcune riflessioni su questa pratica.

  1. Ringrazio di essere qui, adesso.
     
  2. Ringrazio, rispetto e accolgo la diversità dei tuoi bisogni e dei tuoi punti di vista come il più bel regalo: la varietà è vita!
     
  3. Sono grato che tu sei come sei: non ho bisogno di dispensare consigli.
     
  4. Sono grato di avere la possibilità, ogni giorno, di migliorarmi, cioè di ascoltare sempre di più la volontà della mia Anima.
     
  5. Sono grato di poter contribuire al bene comune, sono grato di poter contribuire a rendere la vita più bella da vivere.
     
  6. Sono grato di potermi prendere cura delle mie parti tossiche (lamentele, giudizi, pretese, accuse, sfiducia, inconsapevolezza, competizione, rabbia e ogni altra emozione che fa male al cuore) e dei miei vissuti ancor doloranti, avvolgendoli con gratitudine, amore, compassione.
     
  7. Io sono OK, tu sei OK: grazie!
     
  8. Io sono OK, il mio lavoro, il mio studio e le mie passioni sono OK! Grazie!
     
  9. Ringrazio il sacro e sufficiente cibo di cui mi nutro, ringrazio la sacra e sufficiente acqua che mi lava e disseta. Faccio voto di nutrirmi causando la minor sofferenza possibile.
     
  10. Ringrazio quando ho fame, ringrazio quando digiuno, perché ciò mi aiuta a ricordare i bisogni di innumerevoli altri viventi.
     
  11. Ringrazio l'aria che respiro, ringrazio il sole che mi riscalda, ringrazio il mare e la luna, ringrazio ogni miracolo della natura.
     
  12. Acqua Ti Amo, Sole Ti Amo, Aria Ti Amo, Terra Ti Amo: grazie! grazie! grazie!
     
  13. Ringrazio le persone da cui imparo.
     
  14. Ringrazio quel che sono, ringrazio quel che ho.
     
  15. Ringrazio la vita così come l'ho vissuta, quella che sto vivendo, quella che vivrò: faccio voto di usarla a beneficio di innumerevoli esseri viventi.
     
  16. Ringrazio ogni mia paura, ringrazio ogni mio coraggio, ringrazio ogni mia emozione, ringrazio il mio cuore.
     
  17. Ringrazio la vita che sempre ci protegge, ringrazio la scintilla divina che è in ogni vivente.
     
  18. Riverisco come bella e sacra ogni parte del mio corpo e del mio essere: ne sono grato, l'accudisco con protezione e amore.
     
  19. Ringrazio i Maestri dell’umanità e ringrazio il mio desiderio e la mia possibilità di ascoltarli.
     
  20. Ringrazio di essere nato in questa epoca, ringrazio i miei genitori, ringrazio tutto l'amore ricevuto, che ricevo, che riceverò.
     
  21. Ringrazio i miei studi, ringrazio il mio lavoro e ogni altra opportunità che ho avuto, che ho e che avrò di realizzare me stesso e di dare il mio contributo alla società.
     
  22. Ringrazio di essere una goccia del grande fiume della vita, ringrazio di poter partecipare insieme alle altre gocce alla grande avventura di scendere dalla montagna fino al mare, ringrazio tutto ciò che incontro durante il cammino, ringrazio ogni altra goccia.
     
  23. Riconosco come vere gratificazioni quelle che nascono dalla mia gratitudine, dal mio amore a tutto tondo, dalle sacre condivisioni cuore a cuore, dal mio spirito di ricerca e dal coraggio di sfidarmi, dalla mia fede, dal provare a guardare le cose con lo stesso sguardo innocente e meravigliato di un bambino.
     
  24. Ringrazio come unica e sacra ogni occasione in cui mi posso relazionare con altre persone.
     
  25. Ringrazio le persone che mi ascoltano con il cuore e con l’intelletto, prego per essere a mia volta capace di un ascolto profondo.
     
  26. Prego affinché i miei pensieri siano sempre pieni di gratitudine, di rispetto, di accoglienza, di amore, di fede. Prego affinché le mie parole siano consapevoli, affinché le mie azioni siano benefiche.
     
  27. Prego affinché la mia lingua si fermi prima di parlare male, prego affinché io sia pronto a correggermi quando mi accorgo di essere caduto nella lamentela o nel rancore, rialzandomi e guarendomi nella gratitudine.
     
  28. Mi impegno a riconoscere e a trattare con amore ogni mio lato oscuro, tendente verso la sofferenza e la disgregazione, e a trasformarlo con la sacra medicina di una preghiera che sa ringraziare.
     
  29. Prego per la felicità e la protezione di ogni persona che, intenzionalmente o non intenzionalmente, libera o non libera nel suo agire, sicura o dubbiosa, schiava o non schiava di demoni o altre catene interiori, ha fatto o non fatto qualcosa a cui io ho reagito con una sofferenza che ancora è con me.
     
  30. Prego per la felicità e la protezione di ogni persona che ha provato sofferenza per ciò che io ho fatto o non fatto.
     
  31. Prego per vedere nell'altro un essere umano come me, limitato e bisognoso.
     
  32. Accolgo, ringrazio e do amore a ogni sofferenza necessaria, riconoscendola come propellente per migliorarmi attraverso una preghiera piena di gratitudine e di fiducia nella vita.
     
  33. Prego per riconoscere e curare prontamente ogni sofferenza non necessaria, cioè conseguente al rifiuto della vita così com’è.

Grazie!

La gratitudine è alla base della felicità, della pace interiore ed esteriore, di ogni sentimento ed emozione positivi. Dalla gratitudine possono nascere la compassione, l'amore, la solidarietà, la fratellanza e la sorellanza, un vivere migliore. Questa pratica della gratitudine permette infatti di superare la separazione tra noi e gli altri, tra noi e la natura, tra noi e il resto del mondo, che è causa di solitudine e di sofferenza. Riscoprendo giorno per giorno la nostra unione e profonda inseparabilità con tutto ciò che esiste ritroviamo noi stessi e la nostra felicità.

La gratitudine va oltre la razionalità e oltre la limitata comprensione che da essa deriva, perché è espressione dell'Anima. La gratitudine libera da ogni giudice interiore, da ogni tribunale interiorizzato, dalla paura del giudizio sociale, è per sua natura non-giudicante, rispettosa, fiduciosa, accogliente e immensamente amorevole, come un sole che illumina e indirizza ogni pensiero e ogni azione.

SperanzaQuesta pratica della gratitudine consiste nel ripetere interiormente queste frasi, o frasi di analogo significato o ispirazione che si accordino alla propria sensibilità e preferenza, ogni volta che lo si desidera e per quanto tempo lo si desidera, fino a farle diventare un'abitudine, un modo ricorrente di pensare e di vivere, un modo di essere. Le frasi qui proposte sono punti di partenza, infinite altre espressioni di gratitudine possono nascere dal proprio cuore.

Oltre alle espressioni di gratitudine, ho riportato anche esempi di preghiere: ogni preghiera intenzionale, consapevole, autentica e ben presente nel proprio cuore trascende le specificità di ogni religione e ritualità e arriva dove deve arrivare. Le nostre azioni, se consapevoli e ben dirette, sono esse stesse una preghiera.

Questa pratica può essere di ausilio e integrazione a ogni altra pratica spirituale che vada nella stessa direzione.

«La gratitudine apre alla pienezza della vita, trasforma ciò che abbiamo in qualcosa che è più che abbastanza, trasforma il diniego nell’accettazione, il caos nell’ordine, la confusione nella chiarezza, può trasformare un pranzo in un banchetto, un riparo in una casa, uno straniero in un amico. La gratitudine dà senso al nostro passato, porta la pace per l’oggi e crea una visione per il domani».

 
Melodie Beattie, citata in "Parlare Pace" di Marshall Rosenberg, cap. 12 su "La Gratitudine", libro usato come base nella sezione "Comunicazione Non Violenta".

Namasté,
Francesco Galgani, iniziato a scrivere l'11 agosto 2019, finito di scrivere il 16 settembre 2019

Affrontare la propria ombra, stare nell'anima

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2019

Sito di riferimento: https://alephumanistica.it/universita-aleph/

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=lsYJrYs1nlg

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Alla ricerca di maestri...

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2019

Dopo i miei precedenti articoli "Alla ricerca della felicità", "Alla ricerca della verità... oltre la politica, oltre la religione", "Alla ricerca della scienza...", "Alla ricerca dell'intelligenza "naturale"... ben oltre quella "artificiale", continuo le mie ricerche e riflessioni con questo nuovo articolo.

Vorrei partire da questa considerazione: io sono un essere umano come te.
Nessun testo può essere autoreferenziale, per questo ti invito ad approfondire e a cercare collegamenti con altri autori rispetto a ciò che non solo scrivo io, ma che in generale ti piace leggere, ovvero a trovare i tuoi veri maestri, e a ritrovarli ogni giorno.

Non smarrire mai la tua capacità di discernimento: troppo spesso la nostra capacità di rimanere in contatto con la realtà e con ciò che di autentico è in noi è contaminata da pensieri, parole e modi di agire che abbiamo interiorizzato dalla famiglia, dalla scuola, dalla società. I mass-media e i falsi poteri che attraverso di essi si esprimono ci avvelenano continuamente i sentimenti, l’intelletto e il corpo, per questo dovremmo imparare a discriminare ciò che è buono per noi e ciò che non lo è. Ovviamente non è tutto da buttare: così come la scuola, l’università e gli ambienti di lavoro spesso si traducono nell’accettare la propria posizione di “stare in basso” rispetto ad un’autorità che “sta in alto” (o viceversa), allo stesso modo al tempo della scuola e dell’università ho avuto la grande fortuna di incontrare alcune persone veramente umane e veramente “insegnanti” con il loro esempio: grazie!

Non c’è conoscenza senza amore e non c’è amore senza conoscenza. Allo stesso modo, non esiste un problema che sia “mio” o “tuo”: tutti siamo in relazione. Se questo vale per i problemi piccoli e facilmente superabili, in cui se c’è un minimo di amore allora un problema tuo è anche un po’ mio e viceversa, a maggior ragione ciò è vero per i problemi globali. I grandi maestri dell’umanità si sono sempre occupati proprio di questo, indicandoci la via per uscire dalla “caverna di Platone” e per risolvere i nostri problemi comuni, a cominciare dalla nostra incapacità di relazionarci con la nostra pluralità interiore e con la comunità esterna.

I problemi degli esseri umani hanno tutti la medesima essenza, sono problemi comuni. Le filosofie e le religioni prima, e assai recentemente vari rami della psicologia, hanno provato a dare una risposta a questi problemi. Se non ci rendiamo conto però della nostra comune umanità, allora le religioni, le filosofie e le psicologie, anziché essere d’aiuto, rischiano di provocare ulteriore divisione, aggravando i problemi. Sentirsi nel “vero” e nel “giusto” può essere molto pericoloso, sentirsi “grati” e parte di qualcosa che è più grande di noi e che ci unisce tutti può cambiare l’esistenza in meglio, dando un sapore diverso alla vita quotidiana e alla sua imprevedibilità. Per questo spero che anche tu potrai trarre beneficio della Pratica della Gratitudine.

Vorrei farti un esempio del perché occorre essere molto cauti nell’identificarci in un certo tipo di credo piuttosto che in un altro. Al di là di casi eclatanti in cui la religione, in Italia, è usata come mezzo per giustificare crimini (ricordo i culti mariani di certi capi-mafia), vorrei invece portare l’attenzione su noi persone comuni. Milton Rokeach, uno psicologo ricercatore all’Università dello Stato del Michigan, in pubblicazioni come "Religious Values and Social Compassion" (1969), ha studiato quanto le persone che affermano di praticare seriamente la loro religione siano più o meno compassionevoli delle altre (nella ricerca che ho citato, prese un campione di 1400 adulti americani). In sintesi, e con la dovuta cautela nell’interpretazione dei suoi risultati, che hanno un valore statistico e sono riferiti al contesto storico delle sue ricerche, in generale trovò un atteggiamento più insensibile e meno compassionevole tra i religiosi che tra i non religiosi. Quindi facciamo attenzione, cerchiamo di mantenere il cuore e le orecchie aperte, senza pretendere di avere una verità più vera delle verità altrui.

Ovunque oggi prevale un pensiero giudicante (che è l’opposto dell’amore e della capacità di comprensione), associato a sensi di colpa, di vergogna, di sfiducia, di logiche di potere: questa è un forza distruttiva molto potente, è una danza demoniaca, ma per fortuna ci sono anche forze benefiche e guarenti ancora più grandi. L’umanità ha avuto e continua ad avere grandi anime, grandi maestri che ci hanno indicato e continuano ad indicarci come liberarci dalle nostri prigioni di sofferenza. Per questo ripeto che è importante provare ad ascoltarli. Ricordiamoci anche che le situazioni, le persone, la natura e il mondo in generale non ci appaiono in un certo modo perché sono in un certo modo, ma perché noi siamo fatti in un certo modo. Spesso proiettiamo sull’esterno ciò che noi siamo e i nostri stati d’animo.

Ciò che negli anni ho scritto nel mio blog e nelle mie poesie, per lo meno per quanto riguarda i temi psicologici, politici, economici, sociali, salutistici, pedagogici, del software libero e di educazione alla tecnologia, di rapporto con la tecnologia e di sua intermediazione, di filosofia, di religione e di dialogo interreligioso, ecc., che ho affrontato e talvolta scritto in modo approfondito, facendo anche ricerche protratte nel tempo, è quanto la mia anima mi ha comandato di scrivere: in questo senso, è come se non avessi avuto scelta, ho dovuto farlo (ovviamente ho pubblicato anche altro che esula da questo discorso). Il dovere a cui mi riferisco è un dovere dharmico, etico, è il senso del mio essere qui. Per meglio spiegarti cosa intendo, vorrei citarti un video di due minuti (riportato in calce), presentato dalla prof.ssa Wangari Maathai, premio nobel per la pace, che si apre con le immagini di un vasto incendio nella foresta. I grandi animali, i giaguari, le scimmie e altri scappano davanti al fronte del fuoco, ma a un certo punto si vede un minuscolo colibrì che va nella direzione opposta, con il suo beccuccio pieno d’acqua. I grandi animali gli dicono: "Dove corri, c’è l’incendio, scappa via", ma il colibrì risponde: "Io faccio il meglio che posso, faccio la mia parte". L'idea è proprio questa: fare la propria parte, che non è scritta in alcun posto, ma è la capacità di cogliere quello che la vita ci propone e rispondere con l’anima, cioè con le qualità dell’amore e della gratitudine, e non con l’ego, cioè con le qualità distruttive dei demoni. Non ci dobbiamo far paralizzare dal fatto che la realtà possa apparirci troppo grande per poter essere cambiata: questo tipo di paralisi è un inganno delle forze demoniache, mentre le forze angeliche, anch’esse dentro di noi, percepiscono le cose in un modo assai più ampio, unitario, gioioso e propositivo.

Infine, visto che ho scritto la Religione dell’Ultima Lotta, la cui lettura può essere fatta a vari livelli, e visto anche ciò che poco fa ho espresso sulle religioni, vorrei ricordare che grandi anime come il Mahatma Gandhi (suggerisco la biografia di e Paramahansa Yogananda, che tra di loro si conoscevano, hanno sempre avuto una visione il più possibile unitaria di tutte le religioni. Ciò che ci identifica come essere umani pienamente umani, infatti, non è la nostra religione, ma il nostro “ubuntu”, cioè la nostra capacità di sentirci parte di qualcosa di più grande che ci unisce tutti.

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Ti ringrazio,
Francesco Galgani,
5 ottobre 2019

Intelligenza Senz'Anima = Intelligenza Artificiale

Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2019

Esattamente due anni fa scrissi l'articolo «Alla ricerca dell'intelligenza "naturale"... ben oltre quella "artificiale"».

Oggi vorrei ritornare sullo stesso argomento, partendo da una considerazione semantica. L'aggettivo "artificiale", riferito ad una intelligenza, viene ormai usato in contrapposizione a "naturale" per significare che l'intelligenza artificiale è in competizione con quella naturale (questo tipo di narrazione, per quanto falsa, è utile a precisi interessi economici e di potere, ma su questo aspetto adesso non voglio entrare). Come ho già scritto nell'articolo sopra linkato, tale modo di vedere le cose è molto fuorviante e, in effetti, se proprio di intelligenza vogliamo parlare, allora paragonarci alle macchine fa torto a noi stessi e alla nostra intelligenza.

L'essere umano non è e (per fortuna) non potrà mai essere soltanto una mente calcolante finalizzata al processamento di informazioni, come invece fanno i computer e come l'HIP (Human Information Processing) ha teorizzato. Ho citato l'HIP, che è un settore della Psicologia Cognitiva, perché l'ho incontrato più volte nei miei studi di Psicologia all'università. Questo approccio riduzionista, per quanto "verosimile" e perciò tendenzialmente credibile, è però intrinsecamente falso, almeno dal mio punto di vista, perché riduce l'essere umano a ciò che non è.

Vediamo meglio la questione: le decisioni dell'essere umano sono conseguenza di calcoli precisi o di emozioni? Dipende dai contesti, ad ogni modo anche quando l'essere umano adotta un approccio il più possibile razionale è mosso da motivazioni di fondo che nulla hanno a che vedere con le decisioni che sta per prendere. Mi sto riferendo a motivazioni sia sopra sia sotto la soglia di coscienza: c'è di tutto nel nostro inconscio, nei nostri vissuti, nei nostri sentimenti (e nei loro doppi legami, cioè sentimenti contrapposti come amore e odio che coesistono), nei nostri desideri. Detto in altre parole: non c'è decisione umana che non sia guidata dalle emozioni, siano essere coscienti, incoscienti, fisiologiche o patologiche. Anche la nostra memoria non è neppure lontanamente simile a quella di una macchina calcolante: la nostra memoria è innanzitutto emotiva e filtrata dalle emozioni. Avete mai conosciuto un computer che ha una rimozione freudiana di un trauma, che ha uno stato emotivo alterato da un problema contingente o che ha voglia di fare l'amore con la donna amata?

L'essere umano è intrinsecamente parte del suo ambiente: tutto dipende da noi e noi dipendiamo da tutto, a tutti i livelli. Siamo parte di qualcosa di più grande.

Abbiamo corporeità, sentimenti, spiritualità, anima, capacità di porci problemi etici e problemi di scopo dell'esistenza. Vorrei invitarvi a rileggere "Tra le fiamme", in cui parlo dei due occhi dell'anima. Per favore, rileggetelo e ditemi se una "intelligenza artificiale" può vivere interiormente ciò che ho scritto.

Per favore, smettiamola di chiamarla "intelligenza artificiale". Chiamiamola più propriamente "intelligenza senz'anima", pseudo-intelligenza governata da arroganti algoritmi (cioè calcoli) «[...] che sono così "intelligenti" da passare come un carro armato sulla testa delle persone», come ho scritto nell'articolo «[Censura] I social (Facebook, Twitter, Instagram, Youtube) violano i diritti umani e la Costituzione Italiana».

Per favore, smettiamola con qualsiasi approccio riduzionista dell'essere umano. E' vero che le semplificazioni sono utili per elaborare modelli e teorie, ma a semplificare troppo il rischio è di perdere la visione d'insieme e la consapevolezza di ciò che siamo. Anche ridurre l'essere umano, e la vita in generale, a un ammasso di cellule e di reazioni chimiche è già di per sé un falso, noi siamo assai di più. Spesso gli innamoramenti giovanili vengono definiti "ormoni": a qualcuno non sorge il dubbio che questo modo di ridurre a un fattore chimico, per quanto esistente, un'esistenza estremamente complessa con vissuti interiori e relazionali preziosissimi, sia quasi un'offesa?

Ci sono aspetti della vita che la scienza non può spiegare e che nessuno può insegnare, se non la vita stessa. Lo sguardo meravigliato e stupito dell'essere umano di fronte al mistero e alla sacralità della vita accomuna noi ai nostri avi, ma neanche lontanamente ci avvicina o ci rende simili alle macchine senza vita e senza anima da noi costruite. Anzi, se non siamo noi a mettere i due occhi dell'anima in ciò che facciamo, gli strumenti che creiamo e usiamo diventano semplicemente diabolici.

Come ha detto tante volte il mio caro amico Giulio Ripa (link al suo archivio), «la tecnologia non risolve i problemi, semplicemente li sposta». I problemi fondamentali dell'essere umano, soprattutto esistenziali e relazionali, sono sempre gli stessi, con o senza l'ausilio della tecnologia. Tra l'altro, l'«intelligenza senz'anima» (e quindi intrinsecamente stupida) non potrà mai risolvere i problemi della stupidità umana, che può raggiungere livelli abbastanza rari nel regno vivente.

Francesco Galgani,
17 ottobre 2019

Pena di morte digitale

Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2019

Pena di morte digitale (social, Facebook)Un appello a tutti i rivoluzionari: se vogliamo combattere il neo-liberismo, allora non usiamo i mezzi che ne sono la massima espressione, cioè i social.

Se vogliamo uscire dal neo-liberismo, allora prima usciamo dai nostri individualismi e da quei narcisismi competitivi tanto favoriti dai social (e da tutta la società in genere).

I social creano solo relazioni patologiche. Fuori dai social, a volte, è pure peggio, ma può anche essere assai meglio.

Anche se hai dedicato anni a costruire un profilo social, la pena di morte digitale è sempre in agguato. Anche se hai creato il più grande movimento di opposizione al regime dominante, in un attimo può essere cancellato da qualsiasi social, senza possibilità di difesa.

Relazioniamoci con la vita così com'è, con tutta la sua complessità e con la sua bellezza.

Guardiamo con stupore le meraviglie della natura e stiamo fuori dai social. L'unica alternativa al neo-liberismo è la comunità reale, a cominciare dalla famiglia.

Stiamo anche attenti ad identificarci in qualche organizzazione piuttosto che in un'altra: l'organizzazione per realizzare un ideale può corrompere gli individui? Mi riferisco ad esempio a religioni, partiti politici, scuole e università, movimenti vari, ecc.

Il cambiamento è possibile solo se individuo e società cambiano insieme. L'individuo che si organizza per cambiare la società in funzione degli ideali pensati, deve agire contemporaneamente per cambiare sé stesso con l'impegno a vivere nella vita comune i propri ideali da realizzare.
«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo»

tratto da: https://sites.google.com/site/archiviodigiulioripa/home/oltre-il-dualismo

A proposito di lotte, di ideali, di voglia di cambiamento, di manifestazioni (come la recente del 12 ottobre 2019 a Roma), avrei una proposta politica: non rincorrere i soldi e il potere, ma ubbidire alla propria Anima, nel senso più nobile, amorevole e compassionevole del termine.

Grazie!

Francesco Galgani,
17 ottobre 2019

Aforismi di Giulio Ripa

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019

tratto dall'Archivio di Giulio Ripa
fonte: https://sites.google.com/site/archiviodigiulioripa/home/aforismi-in-archivio

TECNOLOGIA

- L'uomo postmoderno quando s'innamora dell'immagine di sé e la potenza creatrice della sua conoscenza usa la tecnologia per dare forma visiva ai sogni, si altera la realtà vissuta, vivendo in una spettacolarità dove l'apparire si confonde con l'essere.

- La socialità virtuale, è una dimensione simulativa, un surrogato della vita, contrassegnato da una modificazione della realtà. La realtà non è aumentata dalla virtualità ma viene solo alterata.

- L'agire dell'individuo come figurante interattivo sempre connesso, comunicando in modo frenetico e guardando soprattutto immagini virtuali inerenti alla sua vita simulata in rete, si riduce ad essere attore e spettatore di se stesso.

- La mancanza di un percorso spirituale, di valori condivisi, sono alla base di questa crisi dell'umanità. Comunicare online nella situazione attuale è solo dannoso, se nessuno più ascolta l'altro. Per ascoltare l'altro ci vuole affetto. Ma l'affettività non nasce da una migliore tecnologia.

- È irreale pensare che la tecnologia possa liberare l’uomo dalla sua condizione esistenziale, in realtà la tecnologia gli serve a vivere, ma non lo rende libero.

- La tecnologia non ci fa felici. La sua intermediazione rompe le relazioni fisiche tra le persone e tra le persone e la natura, facendoci cadere nel buco nero del pozzo dei desideri infiniti.

- Comunicando mediante le tecnologie digitali multimediali (es.facebook, twitter, WhatsApp), accettiamo sempre più di vivere nel mondo virtuale di una realtà simulata, invece di vivere ciò che di reale sta dentro ed intorno a noi.

- Paradossalmente più che le informazioni veicolate dai dispositivi elettronici, è l'abitudine all'uso della tecnologia dell'informazione a modificare nel tempo i comportamenti delle persone.

- Mentre la natura, indifferente alla voglia di vivere dell’uomo, segue le proprie leggi per mantenere l’equilibrio nel suo insieme, l’uomo invece attraverso la tecnologia cerca di sollevarsi dalla propria condizione umana illudendosi di svincolarsi dalle leggi naturali.

VITA

- E' la voglia di vivere che limita la capacità di ragionare, spingendo l’essere umano a vivere di illusioni e desideri infiniti, poiché è difficile sopportare la realtà della propria vita reale, pochi resistono alla fatica di un lungo esame di coscienza ed all’accettazione della complessità della vita nelle sue molteplici forme.

- il mistero della vita ci lega alla sacralità della vita stessa, al rispetto di un tutt’uno di cui l’uomo ne fa parte.

- Ci vuole troppo tempo per capire il mondo e c'è troppo poco tempo per imparare a vivere.

- Infelicità e felicità fanno parte di un tutt'uno, avendo come unico desiderio il piacere della vita nella sua complessità, accettando la vita così come è, mentre cerchiamo di cambiarla.

- E' possibile avere un atteggiamento equilibrato verso la vita che comprende la relazione tra gli estremi superando la separazione tra le posizioni opposte.

- Il modo di vivere particolare di ogni individuo, sperimentando nel tempo sentimenti ed emozioni, condiziona la ragione umana dal primo fino all’ultimo istante di vita.

- La vita pensata (coscienza) dove si percepisce l’essere in sé, cioè il modo di pensare riconducibile alla propria esistenza nel mondo, è condizionata dall’aspetto particolare “dell’esserci” come vita vissuta.

- Il condizionamento della vita vissuta sulla vita pensata e la inevitabile fragilità della vita stessa provocano illusioni o autoinganno che inconsciamente servono ad ognuno di noi per reagire alla difficoltà di vivere.

- In definitiva la vita va accettata così come è, una fusione fra gioia e dolore, senza perdersi tra futili ottimismi che creano solo illusioni ed inutili pessimismi che creano solo depressioni.

- L'insegnamento fondamentale della vita a cui partecipiamo è comprendere la vita stessa, ovvero sentire realmente cosa significa essere vivi, che è realmente la presenza, la nuda sensazione di esserci.

- L'illusione dà un senso alla nostra vita nel mondo, ma è il vivere nel mondo senza illusioni che ci fa conoscere l'intera realtà.

ECONOMIA

- Il monoteismo del mercato polverizza l'intero genere umano, in un pulviscolo di atomi di consumo, reciprocamente indifferenti, dove si accentua la polarizzazione, tra chi dispone del superfluo e chi è privo dell'indispensabile.

- Sempre di più si governa controllando lo stato d'animo della popolazione più che agire in uno stato di diritto attraverso il confronto democratico.

- Nel nostro modo di pensare più profondo e inconscio, tutti siamo diventati succubi del pensiero patologico neoliberista.

- Il pensiero unico del sistema economico neoliberista resta indiscusso: crescere economicamente nella quantità delle cose da consumare e non nella qualità delle relazioni umane per emanciparsi, per cui prevale l’idea che i problemi si possono risolvere solo individualmente, mai socialmente.

- Con la sobrietà possiamo non solo semplificarci la vita, ma anche renderla molto più gradevole.

- Il cambiamento è possibile solo se individuo e società cambiano insieme. L'individuo che si organizza per cambiare la società in funzione degli ideali pensati, deve agire contemporaneamente per cambiare se' stesso con l'impegno a vivere nella vita comune i propri ideali da realizzare.

FILOSOFIA

- L'agire umano dipende da una irrazionalità insita nell'uomo che affiora ogni volta che la ragione cede il passo a tutta una serie di comportamenti che non sono il frutto di una logica ma di emozioni, istinti, sentimenti giustificati a posteriori, con argomenti che si sforzano di essere razionali nel tentativo di dare a noi stessi un ordine che non esiste.

- Vogliamo credere che siamo razionali, ma la ragione si rivela essere il modo in cui - a fatto compiuto - razionalizziamo ciò che le nostre emozioni già vogliono credere.
Sono le cose in cui crediamo che creano la nostra realtà. Per cui non è la ragione ma la vita vissuta a modificare nel tempo il comportamento delle persone.

- L'uomo sceglie sempre la strada più facile per risollevarsi dalla sua condizione esistenziale, per questo è fondamentale riconoscere i suoi limiti naturali.
Solo mettendo a nudo i limiti della natura umana è possibile conoscere meglio se stessi avendo compassione dell'umanità nel desiderare la felicità per tutti.

- L'uomo manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, una evidente concentrazione su se stesso negli scambi interpersonali ed una incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri.

- Sappiamo ciò che c'è, ma non sappiamo ciò che potrebbe esserci. Desiderare un mondo migliore è possibile.

- La condizione precaria dell'uomo spinge la natura umana a vivere di illusioni poiché è difficile sopportare la fragilità della propria vita reale.

- Ognuno difende se stesso come una goccia d'acqua che si rifiuta di finire come acqua nell'oceano dell'immensità. Perdersi in questo oceano provoca dispiacere se si resta goccia, ma la possibilità di prendere coscienza del sé può evitare quella tensione (desiderio individuale) di restare goccia e di diventare acqua in mezzo all'acqua dell'oceano.

- Un uomo è in grado di incarnare un senso di nostalgia del possibile, nostalgia di ciò che ancora non è stato ma potrebbe essere, capace di trascendere la realtà, realizzando così diversi possibili modi di essere uomo.

- Le condizioni esistenziali producono una perdita di senso o di vuoto nella vita delle persone. Ci si sente soli. La solitudine esistenziale è uno stato dell’animo che fa parte della natura umana. Sentirsi soli rispetto al problema esistenziale è uno stato che dipende dal proprio "essere interiore".

- Rincorrere continui desideri produce continuamente infelicità che nasce dallo scarto tra l'attaccamento al desiderio del piacere infinito e il piacere che una volta soddisfatto è finito.

- Per realizzare desideri che non hanno confini, l'individuo viola lo spazio, la dignità, l'identità, il rispetto dell'altro. Quando si perseguono interessi indivisibili, cioè individuali, farsi individuo violenta l'individualità di un'altra persona.

- Si diventa individui dando espressione singolare al sapere comune. Si sa insieme e si sta insieme nella comunità basata sulla pratica della libera condivisione nell'uguaglianza di potere di tutti, dove ciascuno è ugualmente libero rispetto a ogni altro in quanto parte dell'umanità comune a tutti.

- Non esiste questo o quello. ma esistono entrambi. Non esiste un prima e un dopo. Tutto accade insieme nello stesso tempo. Oltre ogni scelta manichea, superare il dualismo io/altri significa "io sono gli altri" e "gli altri sono me".

- Tutto dipende da noi ma anche noi dipendiamo da tutto.

- Unico modo per osservarla intera la realtà è uno sguardo disinteressato, distaccato, senza illusioni, senza partecipazione, senza tempo, cosmico, dove l'osservatore si identifica con l'oggetto osservato (la vita, la realtà) e tutto le parti si manifestano in un tutt'uno reale nelle sue molteplicità ed opposizioni.

- La debolezza umana con tutte le sue miserie è il risultato di un’assurda condizione esistenziale che l’uomo fa fatica ad accettare per vivere in modo consapevole e cosciente.

- Mentre cerchiamo nell'oscurità di fare luce per conoscere il vero, tutto quello che ci interessa accade nell'ombra, davvero.

(Giulio Ripa)

L’essenza dell’essere umano

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019

L’essenza dell’essere umano è un “io” all’interno di un “noi”. Al di fuori di questa consapevolezza, che è l’unica base per un vivere sociale, anzi, tout court, per poter “vivere”, ci sono soltanto abbrutimento e cattiveria. La croce uncinata, che nel secolo scorso ha rappresentato il punto di arrivo della cattiveria umana, si è basata sulla scissione dell’“io” di un popolo dal “noi” collettivo, in questo caso inteso come umanità. E oggi è ancora così, per questo guerre, violenze e miseria imperversano ovunque. Più in generale, l’ego individualista umano è ciò che, a livello di specie, sta distruggendo la natura, cioè la nostra casa, cioè noi stessi.

Tutti gli esseri umani, più o meno consapevolmente e più o meno credendoci, ricercano la felicità, che non ha nulla in comune con la nostra era neoliberista e suicidiaria, in cui la presenza umana sul pianeta è diventata il pericolo numero uno per il proseguimento della vita. La felicità non sta nelle bassezze umane, ma nel massimo splendore di quella saggezza e di quell’amore che ci rendono divini. Quando guardiamo le nostre bassezze, non dovremmo mai dimenticare la bontà, la bellezza, l’estro, i talenti, le emozioni positive, amorevoli, solidali e ogni altro splendore che ci rendono pienamente umani; al contempo, quando guardiamo i massimi livelli raggiunti dall’individuo e dalla società umana, dalla filosofia e dalla spiritualità, dalle arti e dalle scienze, non dovremmo dimenticarne le bassezze.

La felicità è esser parte di una comunità basata sull’amore e su tutte le qualità dell’essere che ne conseguono (fratellanza, sorellanza, amicizia, gratitudine, rispetto, onestà, solidarietà, dedizione al bene comune, gioia per la diversità, ecc.). La prima comunità è la famiglia. La felicità è uno stato animico di amore radiante e di unione con l’essere animico degli altri viventi. Al di fuori dell’appartenenza ad una comunità, ovvero quando l’“io” non ha un “noi”, non può esserci felicità... anzi, a ben vedere, non può esserci neanche vita.

La ricerca della felicità individuale, ovvero separata dagli altri, nel senso di “a prescindere dagli altri”, pur per quanto attraente ed enfatizzata dal separatismo competitivo criminale neoliberista, è un non senso. Al massimo potrebbe essere un edonismo implosivo, nichilista, logorante, destinato al nulla. Stesso discorso per la ricerca di una felicità a prescindere dalle questioni ambientali o dalle contaminazioni neoliberiste di noi stessi e dei rapporti interpersonali: ovunque ci sia la ricerca del piacer proprio trascurando tutto il resto, c’è solo aberrazione della nostra natura.

Nell’era dei like, della patologia dei social, sovente le persone mettono in mostra il peggio di sé, della propria solitudine, del proprio narcisismo delirante. E mentre ciò avviene, altri si disperano e si rivoltano perché non hanno neppure l’acqua. Il bisogno di apparire, di avere “successo” con tanti like, followers e numeri affini, a me pare come un mascheramento del bisogno primario di amore, di nutrimento affettivo, di contatto, di comunità: molte persone vivono l’amore come “condizionato”, ovvero si sentono “degne di amore” e “capaci di poter amare” se si sentono in forma, se sono attraenti e se hanno una buona o ottima performance, caratteristiche queste che, nei social, si traducono nei like e nei contatori di visualizzazioni (*). O almeno questa è la mia impressione, visti anche i casi recenti di suicidi di giovani ragazze a causa della “mancanza di like” sui social (semplificando, ovviamente la causa primaria di tali gravi depressioni è altrove).

Queste condizioni di amabilità, che sono tipiche soprattutto delle subpersonalità psicosomatiche (approfondimento), sono un auto-inganno: l’amore, se è tale, non è condizionato e il nutrimento affettivo non può essere tecnomediato. Esistono altre condizioni di amabilità, in sintesi riconducibili ad una logica do ut des, e pure esse sono un inganno. La nostra essenza è un’altra. Cerchiamo la nostra comunità di appartenenza mentre cerchiamo di divenire individui, ma tale comunità, all’interno della società liquida di Bauman, non c’è più... e i social non ne sono neanche il riflesso.

Francesco Galgani, 29 ottobre 2019

(*) Questo è uno dei motivi per cui nel mio blog non ho inserito alcun contatore di visite né di letture, né la possibilità di inserire like o commenti. Credo che ciò non mi sarebbe utile, anzi. Chi vuole scrivermi può usare l’e-mail, che tra i vari mezzi di comunicazione online, come ha scritto Torvalds, ancora si salva perché «generalmente c'è un po' di contenuto reale».